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Parafrasi canto 40 (XL) del poema Orlando Furioso

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Farò in modo che gli altri Nubi, che sono divisi da quelli
cristiani dal Nilo e da una diversa religione,
ed anche gli Arabi e gli Etiopi, i primi ricchi
d’oro e di gente, gli altri di cavalli,
i Persiano ed i Caldei (perché tutti questi popoli
e molti altri ancora sono governati dal mio scettro);
farò in modo che tutti in Numibia muovano contro di loro
una tale guerra che il nemico non
potrà più rimanere sulla tua terra, dovrà scappare dall’Africa.”

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Re Agramante considerò molto buona, molto soddisfacente,
la seconda proposta fatta da re Gradasso;
e si dichiarò molto riconoscente nei confronti della Fortuna,
che l’aveva condotto su quell’isola deserta.
ma non vuole però accettare a nessuna condizione,
sebbene creda che gli possa fare riconquistare Biserta,
che Gradasso si prenda l’incarico della battaglia al suo posto;
perché gli sembra che questo possa troppo offendere il proprio onore.

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“Se proprio si deve sfidare Orlando, sono io quello
(rispose) a cui il duello conviene più di tutti:
e sarò quindi pronto a sostenerlo; poi Dio faccia
di me quello che più gli pare, nel bene o nel male.”
“Facciamo (disse allora Gradasso) a modo mio,
nel nuovo modo che mi è appena venuto in mente:
prendiamoci entrambi in carico questa battaglia contro Orlando,
e chiediamo quindi che insieme a lui ci sia anche un altro.”

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“Purché non debba rimanere fuori, non mi lamento
(disse Agramante), sia anche il primo o il secondo a combattere:
so bene che un compagno d’armi come te
non può essere trovato in nessuna parte del mondo.”
“E di me (disse Sobrino) mi siete dimenticati?
E se vi sembro vecchio, vi rispondo
che la mia età mi rende per forza più esperto; e nel pericolo
insieme alla forza è buona cosa avere anche un buon consiglio.”

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Sobrino era un vecchio vigoroso e robusto,
e famoso per le prove date del suo valore;
e sostiene che in quanto a forza, l’età avanzata, la vecchiaia,
è pari a quella govane, alla giovinezza.
La sua richiesta venne considerata appropriata;
e senza esitare oltrem viene trovato un messaggero
da mandare sulla costa africata,
per sfidare il conte Orlando per conto loro;

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gli si chiede che si faccia trovare con un eguale numero
di cavallieri armati sull’isola di Lampedusa.
Questa è una isola circondata dallo stesso mare
che circonda l’isola dove si trovano.
Il messaggero prosegue senza fermarsi il suo viaggio sia con
i remi che con la vela, come chi usa tutta la rapidità necessaria,
finché non raggiunse Biserta; trovò là Orlando,
che divideva con i suoi il bottino di guerra ed i prigionieri.

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La sfida lanciata da Gradasso, da Agramante
e da Sobrino fu annunciata pubblicamente,
ed Orlando, il principe d’Anglante, la trovò tanto gradita
che fece rendere onore al messaggero con numerosi doni.
Dai suoi compagni aveva appreso poco prima,
che re Gradasso si era messo al fianco la sua spada
Durindana: perciò, per desiderio di
rinconquistarla, voleva andare in India,

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ritenendo di non poter trovare Gradasso in nessun altro luogo,
dopo che aveva sentito che aveva lasciato la Francia.
Ora gli viene invece offerto un luogo più vicino, dove
spera che gli venga resituito quanto gli appartiene.
Anche il bel corno di Almonte (rubato da Brunello ed ora nelle mani di
Agramante) lo spinge ad accettare tanto volentieri la sfida,
e non da meno anche il cavallo Brigliadoro; sapendo che entrambi erano
nella mani di Agramante, figlio di Troiano.

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Come compagni di battaglia sceglie
il fedele Brandimarte ed il suo cognato Oliviero.
Ha già avuto prova del valore sia dell’uno che dell’altro;
e sa anche di essere molto amato da entrambi.
Buoni destrieri, buone armature e buone maglie metalliche,
ed anche spade e lancie cerca da ogni parte
sia per sé che per i compagni: credo che già sappiate
che nessuno di loro era infatti più in possesso delle proprie armi.

59
Orlando (come vi ho detto più volte)
le sue le aveva sparse a terra in preda alla follia:
agli altri le aveva tolte invece Rodomonte,
ed ora sono rinchiuse nella torre presso la riva del fiume.
In tutta l’Africa non se ne possono trovare molte;
sia perché re Agramante aveva portato in Francia per fare guerra
tutte quelle ritenute buone,
sia perché in Africa ce ne sono già molto poche.

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