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Parafrasi COMPLETA del canto 46 (XLVI) del poema Orlando Furioso

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E dice: – Se quel giorno, Ruggiero, in cui il mio
esercito fu sbaragliato a causa del tuo stupendo valore,
quando io ti avevo ancora in odio, avessi saputo
che tu eri Ruggiero, come ho appena saputo;
tanto il tuo valore avrebbe fatto presa su di me,
come fece anche allora, quando non lo potevo sapere;
che avrei cacciato l’odio dal mio cuore, e subito
avrei messo tutto questo amore che ora provo per te.

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Che avevo in odio il nome di Ruggiero prima
di sapere che quel Ruggiero eri tu,
non lo negherò di certo; ma che adesso possa durare
quell’odio che provai per te, non pensarci proprio.
E se, quando ti ho fatto uscire dal carcere,
avessi saputo il vero, quello che ho adesso appreso,
avrei comunque fatto anche allora la stessa cosa
che sto per fare ora per te, per il tuo bene.

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E se lo avrei fatto volentieri anche allora, quando
non ti ero ancora debitore, come lo sono ora;
tanto più devo farlo adesso, dato che altrimenti
sarei, non facendolo, il peggiore degli ingrati;
dopo che tu, rinunciando a ciò che desideri,
ti sei privato d’ogni tuo bene per donarlo a me.
Ma io te lo rendo, e sono molto più contento di
renderlo a te di quanto avrei potuto esserlo se l’avessi ricevuto.

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Si addice molto più a te che a me costei, Bradamante,
visto che, sebbene io la ami per tutte le sue qualità,
non succederà mai che io possa pensare, come hai fatto
tuo, se un altro l’avesse, di tagliare il filo della
mia vita. Non voglio che la tua morte mi sia d’aiuto,
così che possa, una volta che lei avrà sciolto la
promessa di matrimonio che vi siete fatti,
averla come mia legittima sposa.

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Non solo di lei, ma voglio anche privarmi di tutto
ciò che ho al mondo, e poi della mia stessa vita,
prima che si possa dire che stia soffrendo per colpa
mia cavaliere così valoroso condotto a morte.
Mi dispiaccio anche della tua diffidenza:
tu che puoi, non meno di quanto possa io stesso,
disporre del mio sostegno, hai preferito morire
per il dolore piuttosto che ricevere aiuto da me. –

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Disse Queste parole ed altre ne seguirono,
e andrei per le lunghe se volessi riportarle tutte,
e sempre rispondendo a tutte le ragioni
che Ruggiero poteva addurre in contrario; fece tanto,
che alla fine il cavaliere disse: – Cedo al tuo
volere, e sarò quindi contento di non morire. Ma
quando potrò ripagare il debito con te, che per due
volte mi hai ridato la vita, salvandomi dalla morte? –

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Buon cibo e vino pregiato Melissa
fece portare all’istante in quel luogo;
e diede ristoro a Ruggiero, che era prossimo,
se non soccorso, a morire di stenti.
Nel frattempo Frontino, sentendo rumore
di cavalli, era accorso velocemente in quel luogo.
Leone lo fece catturare dai suoi scudieri,
lo fece sellare, e lo diede infine a Ruggiero;

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il quale, con gran fatica, sebbene fosse aiutato
in questo da Leone, ci salì sopra: tanto
era venuto meno tutto quel suo vigore, che solo
pochi giorni prima aveva dato gran mostra di sé,
sconfiggendo tutto solo un intero esercito, e
compiendo poi tutte quelle grandi imprese con armi falsate.
Partiti da qui, giunsero, dopo aver percorso meno di mezza lega, ad una abbazia.

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dove riposarono per tutto il resto di quel giorno,
ed anche il successivo, ed tutto il giorno dopo ancora,
fintanto che il cavaliere con lo stemma del liocorno
riuscì infine a riacquistare tutte le sue forze.
Poi insieme a Melissa ed a Leone fece infine
ritorno Ruggiero alla città sede del re, Parigi,
e trovò che una ambasciata dei Bulgari
vi era già giunta la sera precedente.

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Perché quella nazione, che aveva
scelto Ruggiero come proprio re, a Parigi aveva
mandato questi suoi rappresentanti, credendo di
poterlo trovare in Francia alla corte di Carlo Magno:
perché voleva giurargli fedeltà,
affidare a lui il suo dominio, ed incoronarlo re.
Lo scudiero di Ruggiero, che si trova in mezzo
a questa gente, ha portato notizie su di lui.

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