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Parafrasi COMPLETA del canto 46 (XLVI) del poema Orlando Furioso

30
Leone, con le più dolci e delicate parole
che era in grado di usare, con il maggiore affetto
che ere in grado di mostrare, gli dice: – Non ti pesi
dirmi quale è la ragione di tutto questo dolore;
perché pochi mali al mondo sono tanto terribili,
da non poter riuscire a salvare un uomo,
saputa quale ne è la ragione; e la sua speranza
non deve mai venire meno fintanto che è in vita.

31
Mi dispiace molto che tu ti sia voluto nascondere
a me, sapendo che io ti sono veramente amico,
non solo dopo che mi hai reso debitore a tal punto
che mai riuscirò a ripagarti, mai riuscirò a sciogliere
il debito, ma fin dal giorno in cui avrei avuto
tutti i motivi per diventare il tuo peggior nemico;
e devi sperare che io sia qui pronto a darti aiuto
con quanto possiedo, con gli amici e con la vita.

32
Non ti dispiaccia parlarmi del tuo dolore
e lascia che io provi ad aiutarti a fartelo
passare usando la mia forza, promesse,
la mia ricchezza, le mie abilità o l’astuzia.
Poi, se il mio intervento non avrà avuto successo,
lasciamo che alla fine sia la morte a toglierti dai
guai: ma non ostinarti a far accadere prima questo
atto, non permettendomi di fare tutto quanto può ancora essere fatto. –

33
E proseguì il suo discorso con preghiere tanto
efficaci, e con parole tanto umane e tanto benevoli,
che Ruggiero alla fine non riesce proprio a non
piegarsi, perché il suo cuore non è fatto né di ferro
né di roccia, e crede che negare una risposta
sarebbe stato un comportamento scortese e cattivo.
Risponde; ma due o tre volte le parole gli si
impigliano nelle labbra prima di lasciare la sua bocca.

34
– Mio signore (disse alla fine), quando scoprirai
chi sono io realmente (cosa che sto per dirti),
sono più che sicuro che sarai molto meno contento
di me, e sarai forse più contento se io muoio.
Devi sapere che io sono quell’uomo che tanto odi:
io sono Ruggiero e ti ho a mia volta tanto odiato;
con l’intenzione di darti la morte, molti giorni fa,
ho lasciato la corte di Re Carlo.

35
volevo ucciderti così che non mi potesse essere
da te tolta Bradamante, avendo sentito dire
che il padre Amone voleva dartela in sposa.
Ma perché l’uomo può solo proporre, ma è Dio che
decide, capitò una situazione di bisogno
e la tua grande cortesia mi fece cambiare opinione;
e non solo abbandonai tutto l’odio che provavo per te,
ma mi spinse a voler essere sempre al tuo servizio.

36
Tu mi hai chiesto con preghiere, non sapendo che
io fossi Ruggiero, di farti avere infine
Bradamante; ed era come chiedere di avere
il cuore, strappato dal corpo, o la mia anima.
Come infine ho voluto soddisfare il tuo desiderio
piuttosto che il mio, te l’ho ben dimostrato.
Bradamante è stata fatta tua; tientela in tranquillità:
mi fa molto più piacere il tuo stare bene che il mio.

37
Ti possa anche fare piacere, se mi sono già privato
di lei, che possa ora anche privarmi della vita;
perché preferisco rimanere senza anima, morire,
piuttosto che vivere senza la mia Bradamante.
Inoltre, non potresti mai averla legittimamente,
fintanto che io rimango vivo; perché noi ci siamo
già scambiati una promessa di matrimonio, e lei
non può di certo avere contemporaneamente due mariti. –

38
Leone rimane talmente meravigliato,
quando viene a sapere che quel cavaliere è Ruggiero,
che senza muovere la bocca o sbattere le ciglia
o muovere un passo, resta immobile come una statua:
più che ad un uomo assomiglia ad una statua, di
quelle che vengono messe in chiesa per fare un voto.
Gli sembra di aver ricevuto una cortesia talmente grande
che non ha potuto e mai potrà essere ricompensata.

39
Ed ora, saputo che si tratta di Ruggiero, non solo
non va diminuendo tutto il bene che gli voleva prima;
ma tanto invece va aumentando, che soffre per il dolore
provato da Ruggiero, non meno di Ruggiero stesso.
Perciò, e per mostrare di essere più che
meritatamente figlio di un imperatore, non vuole,
se già in tutto il resto Ruggiero gli è superiore,
di essere superato almeno in cortesia.

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