Footer menù

Parafrasi COMPLETA del canto 46 (XLVI) del poema Orlando Furioso

115
Ma non sa trovare nessuna preghiera che riesca
a convincere Ruggiero a lasciare a lei l’impresa.
Si mette quindi infine a guardare il duello
con viso tristo e con cuore tremante. Da una parte
si lancia Ruggiero e dall’altra il pagano,
e vengono a scontrarsi con le lance abbassate. Le
lance nello scontrarsi sembrarono essere di ghiaccio;
i frammenti volarono in cielo come fossero uccelli.

116
La lancia del pagano, che andò a colpire il centro
dello scudo dell’avversario, ebbe uno scarso effetto:
tanto era perfetto l’acciaio, che per il famoso
Ettore era stato temprato dal dio Vulcano.
Ruggiero andò a piazzare la sua lancia allo stesso
modo nello scudo di Rodomonte, e lo trapasso di netto;
benché fosse spesso quasi un palmo,
dentro e fuori di acciaio, e dentro in osso.

117
E non fosse stato per la lancia che non fu in grado
di sostenere il duro scontro, e si spezzò al primo
assalto, e ridotta in schegge ed in frammenti sembrò
avere le ali tanto volò in alto nell’aria; avrebbe
aperto l’armatura (tanto fu la violenza con cui colpì)
anche se questa fosse stata rivestita di diamante,
ed avrebbe fatto finire la battaglia; ma si frantumò:
entrambi i cavalli caddero a terra sul fianco.

118
I due cavalieri, con la briglia e gli speroni,
fecero ritornare in piedi i loro cavalli; e subito
dopo aver buttato le lance impugnarono le spade,
e tornarono a fronteggiarsi con crudeltà e ferocia:
facendo girare intorno di qua e di là con maestria
i loro coraggiosi cavalli, agili e leggeri,
incominciarono con le loro appuntite spade a tentare
di colpire dove la corazza riusciva a proteggere meno.

119
Rodomonte non aveva la pelle del drago,
che fu tanto dura, a proteggergli il petto,
e neanche la spada tagliente di Nembrot,
e non aveva nemmeno in fronte il suo solito elmo;
perché le armi che di solito portava, quando venne
sconfitto da Bradamante nel duello sul ponte,
le aveva poi lasciate appese sul sepolcro,
come mi sembra di avervi già raccontato.

120
Indossava adesso un’altra armatura molto buona, ma
assolutamente non perfetta come lo era la precedente:
ma né questa né quella e nemmeno una ancora più dura,
sarebbe riuscita a resistere ai colpi di Balisarda;
contro la quale nulla possono incantesimi o magie,
né un buonissimo acciaio né una tempra perfetta.
Ruggiero lo attacca da una parte e dall’altra così
bene da riuscire a forargli in più punti l’armatura.

121
Quando vide che in più punti la sua armatura
era rosso sangue, e si accorse di non riuscire
a schivare la maggior parte di quei colpi
evitando che andassero a ferirgli la carne;
si agitò con una rabbia maggiore e una furia
superiore a quella del mare in tempesta d’inverno:
getta lo scudo, e con tutta la sua forza,
a due mani, colpisce l’elmo di Ruggiero con la spada.

122
Con quella forza estrema con cui colpisce quella
macchina (battipalo) posta su due navi sul fiume Po,
che alzata in cielo da uomini ed ingranaggi
viene poi lasciata cadere su travi appuntite;
allo stesso modo il pagano colpisce Ruggiero con tutta
la forza che ha, con entrambe le mani, più pesanti
di qualunque altra cosa: lo aiuta l’elmo incantato;
perché senza, avrebbe diviso in due cavaliere e cavallo.

123
Per il colpo, Ruggiero piegò due volte la testa,
e fu sul punto di cadere a braccia e gambe aperte.
Il saracino porta un secondo violento colpo così che
l’avversario non abbia il tempo per riprendere i sensi:
poi ne tenta anche un terzo, ma la spada non riuscì
a resistere ad un così lungo, forte martellamento;
volò in mille pezzi, ed al crudele pagano
lasciò infine la mano disarmata.

124
Rodomonte non ferma però per questo il suo assalto,
ma si avventa su Ruggiero che, stordito, non sente
niente; tanto è intontita la sua tesa,
tanto è offuscata la sua mente.
Ma il saracino riesce molto bene a farlo risvegliare:
gli cinge il collo con il suo potente braccio;
e lo afferra con un presa ed una forza tale,
che lo toglie di sella e lo sbatte a terra.

125
Non rimase molto a terra che subito si rialzò,
molto più colmo di vergogna che d’ira;
avendo rivolto il suo sguardo verso Bradamante ed
avendo visto che il suo bel viso sereno era sconvolto.
Lei, vedendolo cadere a terra, iniziò a dubitare
dell’esito del duello, e fu sul punto di morire.
Ruggiero per porre subito rimedio all’umiliazione,
stringe la spada e riprende il duello con il pagano.

126
L’altro sprona il cavallo contro di lui, ma
Ruggiero riesce ad evitarlo con astuzia, si tira
indietro e mentre gli passa vicino, afferra il freno
del cavallo con la mano sinistra e lo fa girare
intorno; intanto con la mano destra punta a ferire
il fianco, il ventre ed il petto del cavaliere;
con due colpi di punta gli fece provare dolore,
uno nel fianco e l’altro nella coscia.

127
Rodomonte, che teneva ancora in mano
il pomo e l’elsa della spada rotta, picchia
Ruggiero sull’elmo con una forza tale che sarebbe
bastato un’altro colpo per lasciarlo ancora stordito.
Ma Ruggiero che, secondo giustizia, doveva essere il
vincitore, gli afferrò il braccio e lo tirò tanto,
aggiungendo alla destra anche la mano sinistra,
che alla fine riuscì a disarcionare il pagano.

128
La forza e l’abilità del pagano gli permisero di
cadere ma di rimanere comunque alla pari con Ruggiero:
e voglio con questo dire che cadde in piedi; perché
per il fatto di avere la spada era da ritenere in
vantaggio. Ruggiero cerca di tenere il pagano a bada
lontano da sé, ed evita assolutamente di avvicinarlo:
non gli conviene che gli si scaraventi addosso
un uomo con un corpo così grande e grosso.

129
Vede tuttavia che sanguina dal fianco,
dalla coscia e da tutte le altre ferite.
Spera che a poco a poco gli vengano meno le forze,
e che infine gli dia quindi vinto il duello.
Il pagano aveva ancora in mano il pomo e l’elsa,
ed unendo tutte le sue forze, lo lanciò lontano
e colpì Ruggiero con una tale violenza da lasciarlo
stordito più di quanto fosse mai stato prima.

Comments are closed.
contatore accessi web