Footer menù

LA SIGNORA SPERANZA di Luigi Pirandello| Testo

Era, come aveva promesso, in marsina, il minuscolo Cariolin, e con un elegantissimo panciotto di velluto nero. In marsina era anche lo Scossi. Cedobonis, all’ultima ora, si era però ricordato d’esser professore di filosofia e di pedagogia, ed era venuto in abito lungo. Il più misero di tutti era il buon Martinelli con quel farsetto lustro, i calzoni chiari e la cravattina bianca ingiallita.. Il solo Trunfo mancava alla festa.
Ma per quanto il salotto da pranzo fosse tutto parato dei fiori mandati in dono dai commensali della Pensione, e la lunga tavola, in mezzo, splendidamente apparecchiata da due camerieri d’albergo, assoldati per l’avvenimento da Cariolin, a cui spettava anche di pagare il pranzo di nozze, l’allegria che ciascuno si era ripromessa per quel gran giorno non riusciva ad avvivarsi. Le risa erano sforzate: si rideva perché ciascuno aveva pensato di dover tanto ridere in quella giornata, ma non se ne vedeva più, veramente la ragione. Quella Carolinona – possibile? – era andata a scegliersi una stoffa d’un colore inverosimile, per l’abito di nozze! E perché poi Biagio Speranza non aveva indossato anche lui la marsina? Perbacco! Le cose si fanno o non si fanno.
Biagio Speranza si sentiva come una vellicazione irritante al ventre, udendo specialmente le scempiaggini di Cariolin che voleva vendicarsi così – pensava lui – di quei pochi quattrinucci perduti, chiamando già Signora Speranza Carolinona. Per non dargliela vinta, si sforzava di mostrarsi allegro anche lui; ma doveva internamente confessare a se stesso d’essersi divertito molto di più nei preparativi di quel matrimonio. Cercava ora di uscirne al più presto possibile, per non pensarci più, per pensare ad altro, oramai.
– Su, su via! Sbrighiamoci!
– Aspettino un momento! – disse Carolinona, già col cappellino in capo. – Vorrei prima dare un’occhiata in cucina…
Si levò un urlo d’orrore, a questo pensiero da saggia massaja, espresso ingenuamente, giusto in quel momento. Cariolin si precipitò innanzi a tutti e, con un grazioso inchino da conquistatore d’arciduchesse d’Austria, offrì il braccio alla sposa.
Gran folla di curiosi era al Municipio, per assistere a quel matrimonio ormai famoso. Lo stesso ufficiale dello Stato Civile frenava a stento le risa. Ma più che lo sposo e la sposa, attirava gli sguardi della gente uno dei testimonii, o meglio, il naso di lui. Come cascato dalle nuvole, il buon Martinelli! E nessuno riusciva ad intendere come, perché si trovasse lì, fra tutti que’ matti, un pover’uomo di quella fatta, così intontito, con gli occhi lappoleggianti e la bocca aperta.
Terminata la cerimonia, Cariolin scappò via per il dono, pregando che lo si aspettasse un tantino prima di portare in tavola. Volle assolutamente serbare il segreto.
A tavola l’allegria si destò. Biagio Speranza, che vedeva ormai la fine di quel carnevale, si mostrò galante con la sposa. Il pranzo era prelibato, finissimo, abbondante. Allo sciampagna, cominciarono i brindisi. Ce ne furono per tutti e d’ogni colore. Uno fra gli altri, di Dario Scossi alla moglie lontana del Martinelli, riuscì proprio maluccio: fece piangere Martino, che aveva insolitamente cacciato un po’ troppo il nasone entro il bicchiere. Ma subito Cariolin tolse a pretesto quelle onestissime lagrime per presentare come insigne esempio e specchio di fedeltà conjugale la coppia Martinelli ai nuovi sposi.

Comments are closed.
contatore accessi web