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LA SIGNORA SPERANZA di Luigi Pirandello| Testo

– Ora, sì! – osservò la Pentoni. – Ma se poi lei se ne pente?
– Ma senza dubbio me ne pentirò! – concesse Biagio. – Giusto però quando mi avverrà di pentirmene, ne risentirò il vantaggio. Capisci? Se lo faccio per questo!
– E io ci andrò di mezzo?
– Tu, no! Perché? Me la piglierei con me, se mai! Che c’entri tu, se non vuoi?
– Lo capisce anche lei, dunque? – disse, per concludere, la Pentoni. – Se mi oppongo, non è certo per me. Che vuole che ci perda io? Ho tutto da guadagnare e nulla da perdere. Mentre lei…
– A me, non ci pensare! – troncò Biagio Speranza. – So quello che faccio. Su, andiamo, Scossi: s’è fatto tardi. Ma già, prima, rispondi, Carolinona: – Nome (lo so!) – paternità – anni – luogo di nascita – stato: se sei nubile o vedova o niente: non c’è bisogno che mi dica la verità, su questo punto. Ma gli anni, sì, precisi: mi raccomando.
– Trentacinque, – rispose Carolinona.
– Va’ là! – esclamò Biagio, scrollando le spalle. – Non cominciare!
– Trentacinque, gliel’assicuro: son nata nel 1865 a Caserta.
– Perbacco! Sei dunque tenera ancora? Oh cara! Non si direbbe però. E… dunque, diciamo nubile?
– Nubilissima! Sissignore.
– Ti credo. Scriveremo allora a Caserta per l’atto di nascita. Via, Scossi! Di corsa al Municipio, per la denunzia.

III
Due ragioni affrettarono principalmente quelle nozze memorabili: la prima, che Giannantonio Cocco Bertolli uscisse, guarito, dall’ospedale; la seconda, che Biagio Speranza s’innamorasse nel frattempo, secondo il solito suo, di qualche provocante donnina. In quei giorni egli, per sfuggire ogni tentazione, camminava per la via con gli occhi verso terra o col naso per aria.
Ma la Pentoni avrebbe voluto almeno aver tempo d’allestirsi un abito nuovo, per la cerimonia. Bianco? – No, che bianco! – Modesto, per l’età sua… ma nuovo. Poteva andar così al Municipio?
– E che te ne importa? – le aveva domandato Biagio.
– Nulla a me, capirà. Ma per lei, signor Speranza. Che diranno?
– Lascia cantare! Che vuoi che me ne importi? Vestiti come ti pare. Non vorrei che tu buttassi via quattrini inutilmente.
No: Carolinona si volle far l’abito nuovo, massime quando seppe che Cariolin, lo Scossi e Cedobonis avrebbero indossato solennemente la marsina.
Che pena, intanto, le costò la scelta di quell’abito! Quantunque, sì, da tanto tempo rimessa e rassegnata alla sua sorte, si sentiva quel giorno il cuore stretto da un’angoscia strana, che le suscitava, alle labbra, quasi un prurito di riso e, agli occhi, un prurito di pianto.
Pur senza voler dar peso a quella buffonata, l’idea soltanto, anzi la parola «matrimonio» le risvegliava istintivamente, nel corpo rilassato, un certo sentimento della propria feminilità; non però con tanto vigore che l’amor proprio si ribellasse a quella parte che le si voleva far rappresentare: ma tanto tuttavia da fargliene sentir l’amarezza, quasi di scherno. Così, infatti, così per ridere, le toccava di sposare! E lei ne rideva con gli altri e più degli altri. Bah!
Se avesse potuto indovinare il gusto di lui, per il colore della stoffa! Voleva un colore modesto, che non désse tanto all’occhio: – Cenere? Avana? – . Alla fine, dopo lunga indecisione, per non stancare troppo il mercante che già le domandava per che cosa quell’abito le dovesse servire, prese nell’imbarazzo una stoffa color petto di tortora. Se ne pentì, appena uscita dalla bottega.
– Mi starà male! proprio male!
Poco dopo, alzò una spalla, chiudendo gli occhi amaramente: – Non la avrebbe neanche guardata, lui!
Venuto il giorno delle nozze, prima che il corteo si avviasse al Municipio, Biagio Speranza dichiarò che non voleva prendersi le mille lire della scommessa: non voleva che si dicesse che da quel matrimonio gli era venuto denaro in tasca. Cariolin, dunque, ne facesse un regalo di suo gusto alla sposa.
La Pentoni si oppose. Non voleva nulla, neanco lei. Ma tutti protestarono, e Cariolin, per cui le mille lire erano perdute e che, trovandosi in ballo, voleva ballare, protestò più forte degli altri:
– No no! Ci penso io! Ho già trovato; vedrai, signora Speranza: un regalo coi fiocchi, e utilissimo! Lasciatemi fare!

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