Footer menù

LA SIGNORA SPERANZA di Luigi Pirandello| Testo

E se n’era scappato a precipizio, senza dar tempo alla povera donna di trattenerlo, di sconsigliarlo.
All’ospedale, aveva costretto i medici ad arrischiare la tremenda Operazione, dichiarando
– Così non posso né voglio più vivere. Mi ucciderei. Dunque, senza paura, senza rimorso, operatemi! Alla peggio, mi anticipereste di qualche giorno la morte.
Il buon Martinelli, a cui la Pentoni aveva confidato, piangendo, quel nuovo scoppio di pazzia del Bertolli, fu spedito, due giorni dopo l’operazione, a domandar notizie all’ospedale Ne ritornò il povero signor Martino col gracile nasone pallidissimo dallo sgomento coi tondi occhietti, invetrati.
Il Cocco Bertolli era moribondo, e gli aveva chiesto in grazia di persuadere la «sua» Carolina a recarsi a vederlo per l’ultima volta. Il medico aveva assicurato al Martinelli che il moribondo non avrebbe superato la notte.
La Pentoni impietosita, si era allora recata all’ospedale, e lì aveva dovuto promettere, giurare solennemente al moribondo che, se egli fosse scampato dalla morte, sarebbe stata sua moglie.
– Ma non ci sarà pericolo, vedrà! non ci sarà pericolo! – le aveva detto, per rassicurarla, il buon Martinelli, tornando da quella visita – Perché… sì, dico…
E aveva alzato una mano, come per benedire il moribondo.

II
Tutti i commensali erano a tavola, quando Biagio Speranza entrò nel salotto da pranzo, annunziando allegramente:
– Salvo! Salvo! Vengo dall’ospedale. Fra una ventina di giorni riavremo alla nostra tavola il grandissimo poeta. Signori, vi invito a gridare: Viva Giannantonio Cocco Bertolli!
Nessuno fece eco a quel grido. Il signor Martinelli chinò verso il piatto il naso sperticato. Trunfo lanciò un’occhiataccia obliqua, e si rimise a mangiare.
La Pentoni piangeva.
Solo Cedobonis si rallegrò alla vista di Biagio Speranza, che lo faceva ridere tanto, a tavola, come l’igiene voleva; ed esclamò:
– Oh bravo! adesso ci racconti!
Ma Biagio Speranza non gli diede retta. Guardò la padrona di casa; poi domandò:
– E perché?
– Ma! – sospirò Dario Scossi. – Ingratitudine!
– per carità! – pregò la Pentoni. – Questa sera mi lascino stare.. .
Biagio Speranza guardò in giro gli amici e con un gesto domandò che cosa fosse accaduto.
– Martinelli, – spiegò Cariolin, – è stato prima di te a prender notizie all’ospedale, e Carolinona ha saputo…
– E se ne duole? – esclamò Biagio Speranza, fingendo stupore. – Ah, scusami, Carolinona: ingratitudine! ha ragione lo Scossi. Io ho veduto il tuo poeta, e per miracolo mi son tenuto dal baciarlo in fronte. Che eroe dell’amore! Non mi ha parlato che di te… Mi ha domandato…
La Pentoni si levò in piedi, convulsa; si recò il fazzoletto a gli occhi; si provò a dire: – Mi permettano… – ma uno scoppio di singhiozzi le troncò la voce in gola, ed ella corse verso l’uscio della sua camera.
Cariolin, lo Scossi le si precipitarono dietro per trattenerla; tutti, tranne Cedobonis e Trunfo, si levarono in piedi e attorniarono la Pentoni che piangeva.
– Scemenze! Burattinate! – schizzava Trunfo, dalla tavola.
Gli altri intanto, tutti insieme, esortavano Carolina a far buon animo: – Temeva sul serio che il Cocco Bertolli la costringesse a sposare? Ma via! se lei non voleva! Che storie! Paura? di quel matto? Fracassi? Ma c’era la questura per tenerlo a posto! La promessa in punto di morte? Che promessa! Eh via! L’avrebbe capito, con le buone o con le cattive, che ella gli aveva detto una pietosa bugia… No? Come no?
– Ebbene, – tagliò corto Biagio Speranza, infervorandosi, – sta’ zitta, Carolinona: ti sposo io!
Tutti scoppiarono a ridere.
– Che c’è da ridere? – gridò, serio, Speranza. – Io dico sul serio! Siamo o non siamo cavalieri? Un orco, signori, insidia questa colomba: io la difenderò! La sposo io, vi dico. Chi vuole scommettere? – Io: mille lire! – propose subito Cariolin. E Biagio Speranza, pronto: – Fuori le mille lire!
Cedobonis allora si alzò anche lui dalla tavola, dandosi una fregatina alle mani, gongolante:
– Benissimo! Benissimo! Mi volete per depositario, signori?
– Fuori le mille lire! – ripeté con più forza Biagio Speranza.
– Non le ho con me, – disse Cariolin, tastandosi in petto – Ma, in parola! Qua, la mano. Mille lire, e il pranzo di nozze

Comments are closed.
contatore accessi web