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LA SIGNORA SPERANZA di Luigi Pirandello| Testo

Mentre Nannetta proferiva queste parole, la Pentoni nell’altra stanza si toglieva dal capezzale del letto, intendendo da sé che la sua vista non sarebbe riuscita in quel primo momento accetta al ferito. Ella aveva sì desiderato ardentemente che egli fosse ritornato alla Pensione, ma non aveva detto neppure una parola, né fatto un passo per spingerlo a ritornare; sarebbe stata perciò una vera ingiustizia chiamar lei responsabile di quella sciagura: egli per il primo avrebbe dovuto riconoscerlo, egli che la aveva forzata, proprio forzata, a commettere quella pazzia. Non avrebbe dunque dovuto provar nemmeno orrore alla vista di lei, lì al suo capezzale, né nutrir rancore. Ma Carolinona, col t suo cuore, intendeva che è un bisogno quasi istintivo affibbiare agli altri la colpa dei proprii danni, e si ritrasse nell’ombra a vegliare, a prestar le cure più appassionate, senza alcuna lusinga di compenso. Voleva soltanto, desiderava e pregava, che egli guarisse: e niente per sé, neppur la gratitudine, neppure che egli sapesse di avere avuto nascostamente le cure di lei.
Dario Scossi, Cariolin, Cedobonis, dopo i primi giorni, vedendo che il ferito accennava un po’ a migliorare, cominciarono a insistere perché ella si desse qualche ora di riposo. Ma insistettero invano.
– Non mi fa nulla: ci sono avvezza – rispondeva loro Carolinona.
Un giorno Dario Scossi la guardò e non gli parve più tanto brutta. Il cordoglio e l’amore, disperati entrambi, pareva che l’avessero trasfigurata. Quegli occhi, per esempio, così intensi di passione – ella non lo sapeva – ma eran proprio belli, in quel momento.
Nel vedersi guardata con simpatia, Carolinona gli sorrise appena, mentre gli occhi le si riempivano di lagrime. E quel sorriso a Dario Scossi parve sublime.
Man mano, per le veglie eroicamente durate per circa un mese, lì, intenta, come una madre e un’amante insieme, al capezzale dell’infermo, quand’egli riposava, pronta a ritirarsi nell’ombra, appena egli si destava, Carolinona perdette anche la pinguedine; e, illuminata quasi, internamente, dalla gioja di saperlo salvo alla fine – bella, proprio bella, no; ma – a giudizio di tutti – era divenuta una moglie più che possibile.
– E poi, – soggiungevano – se l’è guadagnato: c’è poco da dire. L’ha rimesso al mondo, e Biagio è cosa sua, ormai.
Ma ella non volle credere alla propria felicità, fino a tanto che lui, ancora a letto, ma già entrato in convalescenza, non la chiamò a sé e non le disse, con voce tremante di tenerezza, guardandola negli occhi e stringendole la mano:
– Mia buona Carolina…

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