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LA SIGNORA SPERANZA di Luigi Pirandello| Testo

VI
Tutti d’accordo: nessuna allusione al matrimonio, come se nulla fosse stato. Biagio Speranza venne con un po’ di ritardo, salutò la Pentoni e gli amici e sedette al suo solito posto. Ci fu dapprima un po’ d’imbarazzo; poi, a poco a poco, si prese a parlare del più e del meno. Solo il Martinelli teneva fissi su lo Speranza gli occhietti tondi da barbagianni, come se da un momento all’altro si aspettasse da lui una spiegazione di quell’indegno modo d’agire, un segno di pentimento.
Carolinona se ne stava con gli occhi bassi; di tanto in tanto però volgeva uno sguardo in giro e, se vedeva che nessuno la guardava, lanciava una rapida occhiata obliqua allo Speranza, e si turbava profondamente. Soffriva; si sentiva soffocare; ma pur si dominava perché nessuno se n’accorgesse.
Aveva dato ordine alla serva di non aprire la porta, senza aver prima guardato dalla spia. Se il Cocco Bertolli fosse venuto di giorno, ella doveva rispondere che la padrona non era in casa; se di sera, mentre i commensali erano a tavola, prima di aprire, doveva entrare nel salotto da pranzo ad avvisare.
A ogni scampanellata alla porta, restavano perciò tutti per un istante in attesa, e la povera donna si sentiva scoppiare il cuore dall’agitazione. Poi riprendevano a conversare.
Dopo una scampanellata più forte, Cedobonis osservò:
– Vedranno che non sarà lui. Egli, certamente, tenterà prima di entrar qui di giorno e, non riuscendogli, tornerà di sera.
E così, senza dubbio, sarebbe stato logico; ma Cedobonis non teneva conto d’una cosa: che il Cocco Bertolli era matto. Tanto vero, che aveva sonato cosi forte proprio lui. La serva entrò di corsa ad annunziarlo, spaventata.
Si alzarono tutti, costernati, tranne Biagio Speranza.
– Prego, – diss’egli, calmo. – Mettetevi a sedere. Debbo andare io solo. Voi continuate a chiacchierare tranquillamente qua. Vedrete: due paroline pacate, e lo riduco a ragione.
Si alzò e si mosse; prima di uscire dal salotto da pranzo, si volse e aggiunse, alzando una mano:
– Mi raccomando, eh?
Ma la Pentoni, che si era finora contenuta a stento, scoppiò in lagrime. Alcuni le si fecero attorno, per confortarla; altri si recarono in punta di piedi dietro l’uscio del salotto a origliare.
Biagio Speranza andò ad aprire lui stesso la porta risolutamente; ma subito restò di sasso alla vista del Cocco Bertolli. Non aveva più un’oncia di carne addosso quell’infelice e gli occhi enormi da bue, in quel volto smunto, cadaverico, incutevano terrore. Anch’egli restò, alla vista di Biagio Speranza e, atteggiando la bocca a un ghigno feroce:
– Ah, lei! – mormorò.
– Scusi, desidera? – gli domandò Biagio.
Il Cocco Bertolli serrò le pugna e lo fissò con gli occhi sbarrati; poi riprese:
– Desidererei di mangiarle il cuore. Ma più tardi. Ora…
Biagio Speranza lo interruppe con un cenno della mano e una smorfia di nausea:
– Pessimo gusto, caro poeta! Meglio una buona bistecca, dia ascolto a me!
– Ora, – riprese il Cocco Bertolli, con gli occhi che pareva gli volessero schizzare, – voglio dire due sole paroline a quella signora, di là, e mozzarle le orecchie e il naso.
– Per carità! Me la sciuperebbe! – esclamò Biagio, ridendo – Via via, caro poeta: sappia che qui il padrone di casa, sono io, e che lei non entrerà più, né ora né mai.
Il Cocco Bertolli, tutto fremente, si tirò il panciotto troppo agiato, e disse:
– Sta bene. Ci vedremo giù. Volevo soltanto ricordare a quella brava signora un certo giuramento…
– Ma non capisce, scusi, – volle fargli notare lo Speranza, – che quella signora, come dice lei, sperava, anzi era certa che lei… sì, abbia pazienza, dovesse morire?
– Ma non son morto! – gridò il Cocco Bertolli, con feroce gioja. – E la morte, io, capisce? io l’ho sfidata per lei!
– Malissimo! – esclamò Biagio. – Malissimo! Via, se lo lasci dire: le pare che ne valesse proprio la pena?
– Ah, lo sa anche lei, dunque, – sghignò il Cocco Bertolli, – che è una donnaccia sua moglie?
Biagio Speranza protese le mani:
– Donnone, scusi, diciamo donnone piuttosto; per non offendere.
– Ma offendere io voglio! – rispose il Cocco Bertolli, alzando le braccia, terribile. – Offenderla di fronte a lei, che è suo degno marito. Buffone!

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