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LA SIGNORA SPERANZA di Luigi Pirandello| Testo

Lo Scossi gli spiegò allora la ragione della sua venuta, gli disse che non era giusto né onesto lasciar cosi nell’imbarazzo quella povera donna lì, e che urgeva la presenza di lui alla Pensione, almeno per tre o quattro giorni, assolutamente. Biagio Speranza senti cascarsi le braccia.
Sopravvenne di corsa, tutta infocata in volto, con un cappellaccio di paglia su i capelli fulvi, scarmigliati, bellissimi, Nannetta; quella stessa che il signor Martinelli aveva veduto uscire dal Caffè, quella sera.
– Ebbene, Biagione? Ah, scusi: buon giorno, signore…
– Buon giorno, carina, – rispose lo Scossi, tendendole la mano.
Ma Nannetta alzò le sue al cielo:
– Non posso. Son bagnate. Se vuole, col permesso di lui, un bacetto qua.
E porse la guancia infocata.
– Permetti? – domandò, compunto, lo Scossi. – Ha le mani bagnate…
– Uno solo, – rispose Biagio, funebre. – Non c’è che dire. Bisogna andare.
– Ti reclama tua moglie? – domandò, dolente, Nannetta con la guancia protesa, su cui lo Scossi deponeva intanto una serie di lievi bacetti. – Oh, basta, signore: uno solo, prego! Tua moglie, dunque?
– Oh non mi seccare anche tu! – esclamò Biagio, esasperato. – Ringrazia il tuo Dio, Scossi, che non ho in mano un bastone. Ma vattene subito! Ritorno in città domani, perché stasera io qua mi voglio vendicare: tiro il collo a quella papera che le somiglia tanto e me la mangio tutta, a cena, con la voracità d’un antropofago. Vattene!
Ma Nannetta volle trattenere lo Scossi a desinare. A tavola, Biagio gli spiegò perché se ne fosse scappato.
– Non direi ancora che ella proprio mi ami, ma ci pende, sai? Chi se lo sarebbe aspettato? Capisco, si, sono un bellissimo giovane, tanto simpatico…
Nannetta protestò, ridendo:
– Bellissimo, poi! Va’ là… Con quella pancia…
– Pancia, io? Grassotto, o diciamo meglio: robusto. Ma poi tu non conosci colei: divento uno stecchino a paragone, cara mia. Si vede che ci ha ripensato. E vi assicuro che mi ha tenuto un discorso da vera moglie.
– Povera donna! – esclamò Nannetta. – Se è vero quel che dice lei, voi tutti e tu, Biagio, specialmente, siete stati d’una crudeltà senza pari. Via, ricompensala adesso! Credi pure che è il meglio che ti resti da fare.
Biagio Speranza non apri bocca, ma sbarrò gli occhi e guardò Nannetta con tale espressione, che questa sorrise e ripeté:
– Povera donna!
– Basta, basta, carina! – interloquì lo Scossi. – o non lo farai più tornare in città.
– No no, – disse Biagio, serio. – La promessa è debito, e verrò. Io voglio stare ai patti. Ma, appena avrò finito di rappresentare la mia parte di fronte al Cocco Bertolli, partirò, cari miei, e non mi rivedrete mai più! Mi porterò dietro, forse, la mala ventura, perché ho fatto torto al destino, il quale, come sapete, è di sua natura buffone. A pensarci, per spasso dell’afflitta umanità esso aveva combinato un matrimonio veramente ideale: Cocco Bertolli e Carolinona. Io, sciocco, stupido, imbecille, vado a mettergli il bastone tra le ruote. Bisogna scontare. Quel grand’uomo l’amava, la sua colomba, e ora dovrò metterlo alla porta. Ne ho rimorso, credetemi; ma, l’ho promesso, lo farò.
La sera di quello stesso giorno, Dario Scossi riferì agli amici della Pensione quel che aveva fatto, dove aveva trovato Speranza e in compagnia di chi.
Cedobonis finse di scandalizzarsi per una cosi immediata infedeltà; ma lo Scossi che, senza volerlo, raccontando, s’era lasciato scappare quella notizia gli rispose che Carolinona non doveva farsene, essendo che le mogli son fatte apposta per esser ingannate dai mariti, e viceversa – eccezion fatta, s’intende, della coppia Martinelli, unica sotto la cappa del cielo – e infine annunziò che Biagio Speranza sarebbe venuto senza fallo la sera del giorno seguente.
– La pecorella ritorna all’ovile.

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