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Parafrasi canto 31 (XXXI) del Purgatorio di Dante

Mi avevo portato nell’acqua del fiume fino alla gola,
e tirandomi dietro a sé proseguiva il suo cammino
sopra il pelo dell’acqua, leggera come una piccola barca.

Quando fui oramai vicino all’altra riva del fiume, quella della
beatitudine, il salmo ‘Asparges me’ sentii cantare tanto dolcemente
che non sono ora capace non solo di descriverlo ma neanche di ricordarlo.

La bella donna aprì a quel punto le sue braccia;
mi abbracciò la testa e me la immerse nell’acqua del Lete
tanto che non potei fare a meno di inghiottirla.

Subito dopo mi tolse dall’acqua e tutto bagnato mi pose
al centro delle quattro donne che danzavano;
e ciacuna di loro mi coprì con il proprio braccio.

“Noi qui nell’Eden appariamo come Ninfe, nel cielo come stelle;
prima ancora che Beatrice scendesse sulla terra, che nascesse,
fummo assegnate da Dio al suo servizio.

Ti condurremo agli occhi di Beatrice; ma alla luce della beatitudine
che c’è nei suoi, adatteranno i tuoi di occhi
le tre donne che si trovano là, che sanno guardare più in profondità.”

Mi dissero questo cantando; e poi
mi condussero con sè fino a davanti al petto del grifone,
là dove si trovava Beatrice, rivolta verso di noi.

Dissero: “Fa in modo di non risparmiare gli sguardi;
ti abbiamo posto dinnanzi a due occhi splendenti come smeraldi,
dai quali un tempo Amore ti lanciò le sue frecce.”

Un desiderio immenso, più caldo del fuoco,
spinse i miei occhi a fissare quegli occhi splendeti,
che stavano invece ancora fissi sul grifone.

Così come fa il sole in uno specchio, non diversamente
l’animale dalla doppia natura risplendeva negli occhi di Beatrice
ora con uno ed ora con l’altro dei suoi aspetti.

Prova ad immaginare, lettore, quanto mi meravigliai
vedendo l’animale, il grifone, rimanere immutato nella sua figura,
mentre la sua immagine riflessa invece si frasformava.

Nel mentre che, piena di stupore e di felicità,
la mia anima gustava quel cibo, della conoscenza assoluta,
che più viene mangiato e più rende affamati,

dimostrandosi nei gesti di più alto livello rispetto
alle precedenti, le altre tre donne si fecero avanti
danzando con il loro ritmo angelico.

“Rivolgi, Beatrice, rivolgi i tuoi occhi santi”,
era la loro canzone, “al tuo fedele (Dante)
che, per poterti vedere, ha compiuto un lungo cammino!

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