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Parafrasi canto 29 (XXIX) del Purgatorio di Dante

Ogni animale aveva sei ali;
le penne erano piene di occhi; e gli occhi del pastore Argo,
se fosse ancora in vita, sarebbero simili a quelli per perspicacia.

Alla descrizione delle forme di questi animali non dedico
altre rime, lettore; perché un altro impegno mi incalza
tanto che non posso prolungarmi troppo in questo racconto;

ma leggi Ezechiele, che li descrive nei dettagli
quando li vide giungere dal Nord, dalla parte fredda,
accompagnati dal vento, dalle nuvole e dal fuoco;

e come li troverai descritti nei suoi scritti, tali e quali
erano lì nel Paradiso terrestre, ad eccezione del dettaglio delle penne,
sulle quali Giovanni è d’accordo con me e non invece con Ezechiele.

Lo spazio delimitato da questi quattro animali conteneva
un carro, un carro su due ruote, un carro trionfale,
che avanzava trainato da un grifone.

Il grifone tendeva verso l’alto, verso il cielo, l’una e l’altra ala
tenendole tra la striscia luminosa centrale ed i due gruppi da tre laterali,
così che a nessuna, fendendo l’aria, poteva recare danno.

Si innalzavano in cielo tanto da non poter essere viste per intere;
il suo corpo era di colore oro nella parte a forma di uccello, e per
la restante parte, dove è simile ad un leone, di colore bianco misto a rosso.

Non fu solo Roma a non onorare di un carro tanto bello
Scipione l’Africano, e nemmeno Augusto,
ma persino quello del sole sembrerebbe più povero rispetto a quello;

carro del sole che, deviando dalla rotta, venne incenerito,
in ascolto ad una preghiera intonata dagli abitanti devoti della terra,
da Giove che in quell’occasione si mostrò misteriosamente giusto.

Tre donne intorno alla ruota destra del carro
venivano avanti danzando; una (Carità) di un colore rosso tanto acceso
che a fatica si sarebbe potuta distinguere se fosse stata dentro ad un fuoco;

l’altra (Speranza) era verde, come se la carne e le sue ossa
fossero state di smeraldo;
la terza (Fede) era di un bianco come fosse neve appena caduta

ora sembravano guidate nella danza dalla donna bianca,
ora invece dalla rossa; e dal canto di questa ultima
le altre prendevano il loro ritmo, rallentandolo o velocizzandolo.

Sul lato sinistro del carro facevano invece festa quattro altre donne,
con indosso un vestito color porpora, seguendo i movimenti
di una di loro (Prudenza) che aveva in fronte tre occhi.

Subito dietro al gruppo appena descritto
vidi passare due anziani con indosso abiti diversi,
ma simili tra loro nell’atteggiamento, dignitoso e solenne.

L’uno (un medico) appariva come uno dei seguaci
di quell’illustre Ippocrate che la natura
creò a tutto vantaggio degli esseri viventi che ha più cari, gli uomini;

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