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Parafrasi canto 27 (XXVII) del Purgatorio di Dante

Così preso dai pensieri e con lo sguardo rivolto alle stelle,
alla fine fui preso dal sonno, mi addormentai; il sonno che spesso,
prima ancora che un fatto accada, conosce delle notizie in merito.

Nell’ora, almeno credo, in cui dall’Oriente
mandò i suoi primi raggi sul monte del Purgatorio il pianeta Venere,
che sembra sempre bruciare del fuoco dell’amore,

mi apparve in sogno una donna giovane e bella
che camminava lungo una valle
raccogliendo fiori; e cantando diceva:

“Chiunque chieda il mio nome, sappia
che io sono Lia, e sto muovendo intorno a me
le mie belle mani per farmi una ghirlanda di fiori.

Per piacermi quando mi guardo allo specchio, mi abbellisco con questa ghirlanda;
ma mia sorella Rachele non si allontana mai
dal suo specchio, e sta seduta tutto il giorno.

Lei ha un così grande desiderio di ammirare i suoi stessi occhi
quanto io l’ho di farmi un ornamento con le mani;
lei trova appagamento nel guardare, io invece nel fare.”

E già per i primi bagliori che precedono la luce del sole,
che ai viaggiatori risultano tanto più graditi
quanto, di ritorno verso casa, si trovano a dormire meno lontani dalla stessa,

le tenebre inziavano a scoparire da ogni punto del cielo,
ed il mio sonno scomparve insieme a loro; pertanto mi alzai subito in piedi,
vedendo che i miei due illustri maestri si erano già tirati su.

“Quel dolce frutto (la vera felicità) che gli uomini
vanno ricercano con ansia tra tanti rami,
oggi stesso andrà a saziare il tuo desiderio.”

Virgilio rivolse a me queste stesse
parole; e mai ci furono regali
capaci di dare tanta gioia quanta me ne diedero loro.

Un tale desiderio si aggiunse al desiderio che già avevo
di raggiungere la cima del monte, che in ogni mi passo da quel momento
sentii crescere l’energia per la salita.

Non appena fu percorsa e fu sotto noi tutta la scalinata
e raggiunsimo quindi il più alto gradino,
Virgilio fissò i suoi occhi sui miei,

e disse: “Le pene temporanee del Purgatorio e quelle eterne dell’Inferno
le hai viste, figlio mio; e sei infine giunto nel luogo
dove io, con le mie sole forze, non riesco a vedere più oltre.

Ti ho condotto fino a qui con l’ingegno e con l’azione;
prendi adesso come tua guida ciò che vuoi;
sei fuori sia dalle vie ripide che da quelle strette.

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