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Parafrasi canto 19 (XIX) del Purgatorio di Dante

Agitò poi nell’aria le sue penne e mi fece vento sul viso,
dicendo che erano beati “Coloro che piangono”,
perché le loro anime potranno essere consolate.

“Che cos’hai che continui a guardare a terra?”
cominciò a chiedermi la mia guida Virgilio, dopo che entrambi
eravamo saliti poco più in alto di dove si trovava l’angelo.

Ed io risposi: “Mi fa salire con questa preoccupazione nella testa
il sogno fatto poco fa, che mi tiene tanto rivolto verso di sé
da non permettermi di pensare ad altro.”

“Ti è apparsa in sogno”, mi disse Virgilio, “quell’antica strega
che, da sola, viene espiata nelle tre cornici sopra di noi;
ed hai anche visto come l’uomo possa liberarsene.

Ti basti questa mia spiegazione, ed inizia ora a camminare più veloce;
rivolgi i tuoi occhi al cielo, verso quel richiamo che
Dio fa con il ruotare delle sfere celesti.

Come il falcone, che tiene prima il suo sguardo fisso a terra, per poi
rivolgersi al punto dal quale sente arrivare il richiamo e si lancia
in cielo spinto dal desiderio del pasto che lo attira a sé,

allo stesso modo feci io; e con lo stesso slancio del falcone, fintanto
che la roccia era scavata per aprire una via a chi voleva salire,
io salii fino al punto in cui si ricomincia a camminare in cerchio.

Non appena la quinta cornice mi si aprì davanti agli occhi,
vidi tutt’intorno delle anime che piangevano
sdraiate a terra con la faccia rivolta verso il basso.

“La mia anima aderì alla terra”,
sentii loro dire con sospiri tanto profondi,
che le loro parole potevano essere comprese a fatica.

“Oh anime elette da Dio, le cui sofferenze sono reso meno dure dalla consapevolezza nella giustizia divina e dalla speranza,
indicateci la via per salire alla cornice successiva.”

“Se siete arrivati fino a qui senza dover subire la nostra stessa pena,
e volete trovare ora la via più veloce per salire verso l’alto,
girate attorno al monte tenendo sempre la vostra destra all’esterno.”

Questa fu la preghiera del poeta Virgilio e questa fu la risposta
che ci fu data da una anima che giaceva poco avanti a noi; pertanto io,
mentre parlavano, individuai il punto in cui si trovava l’anima nscosta,

e rivolsi il mio sguardo verso gli occhi della mia guida (per chiedere
il permesso): e lui, con un cenno compiaciuto, acconsentì
a ciò che i miei occhi pieni di desiderio gli chiedevano.

Non appena ricevuta l’autorizzazione a fare quanto volevo,
subito mi avvicinai a quell’anima
che prima avevo potuto individuare grazie alle sue parole,

e dissi: “Spirito, in cui il pianto fa maturare quel frutto della
purificazione senza il quale non si potrebbe altrimenti tornare a Dio,
sospendi per un attimo la tua maggiore preoccupazione per ascoltarmi.

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