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Parafrasi canto 17 (XVII) del Purgatorio di Dante

Mi stavo ancora guardando intorno, confuso, per capire dove mi trovassi,
quanto una voce mi disse: “Si sale da questa parte”,
parole che distolsero la mia attenzione da qualunque altra cosa;

e mi fecero provare una tale voglia di guardare
chi era stato a pronunciare quell’invito,
che non sarei mai riuscito a farla cessare se non soddisfacendola.

Ma come il sole ci rendere difficile la vista con il suo bagliore
e con un eccesso di luce ci nasconde la sua figura,
allo stesso modo io non ero in grado di guardare quella persona.

“Questo è uno spirito divino, mandato da Dio, che verso la via
per salire alla prossima cornice ci indirizza senza bisogno di chiedere,
e si nasconde alla nostra vista con la sua stessa luce.

si comporta con noi come l’uomo fa con sé stesso;
perché chi aspetta che venga richiesta una cosa pur vedendone la necessità,
si prepara già malignamente a dare poi un rifiuto.

Ora, muoviamo i passi verso la scala per accettare un invito così importante;
facciamo in modo di salire alla cornice successiva prima che sia buio,
perché non lo potremo poi più fare finché non arriverà il nuovo giorno.

La mia guida Virgilio usò queste parole, ed insieme
indirizzammo quindi i nostri passi verso una scala;
e non appena mi trovai presso al primo dei gradini,

sentii accanto a me un lieve battito d’ali
ed una soffio d’aria sul viso, e sentii anche dire: “Beate
le persone pacifiche, che non conoscono l’ira malvagia!”

Si erano già tanto innalzati sopra di noi
gli ultimi raggi del sole, seguiti dalla notte,
che già da più parti cominciavano ad apparire le stelle.

“O mia energia, perché stai diminuendo così tanto?”
chiesi a me stesso, perché sentivo
venire meno la forza nelle mie gambe.

Noi eravamo già saliti in cima alla scala, nel punto oltre il quale
si poteva andare, e stavamo fermi, immobili,
proprio come una nave che è infine giunta a una spiaggia.

Ed io rimasi un poco in silenzio, aspettai a parlare, per cercare di
cogliere con l’udito qualsiasi suono potesse provenire dal nuovo cerchio;
mi voltai infine verso il mio maestro, e chiesi:

“Mio caro padre, dimmi, quale peccato
viene espiato nel cerchio in cui ci troviamo adesso? Se i nostri piedi
devono rimanere immobili, non facciano lo stesso le tue parole.

E lui a me: “Dal giusto amore, rivolto correttamente ma privo
della dovuta energia, ci si purifica in questo posto; qui si batte di nuovo
e più velocemente il remo che in vita era stato troppo lento.

Ma perché tu possa ancora più chiaramente comprendere le mie parole,
rivolgi bene a me la tua attenzione, e potrai così ottenere
qualche buon frutto, ottenere vantaggio dalla nostra sosta.”

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