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Parafrasi canto 16 (XVI) del Purgatorio di Dante

Queste parole furono pronunciate da una voce;
per cui il mio maestro mi disse: “Rispondigli, e chiedigli anche
se è per questa strada che si sale alla prossima cornice.”

Dissi: “Oh anima che ti purifichi qui dei tuoi peccati
per poter poi tornare completamente pura a Dio, che ti creò,
sentirai qualcosa di incredibile se mi segui.”

“Io ti seguirò per quanto mi è concesso farlo”,
rispose, “e se il fumo non mi lascia vedere dove vado,
sarà l’udito a tenerci vicini, facendo le veci della vista.”

Cominciai allora a dire: “Con quell’involucro dell’anima,
che la morte poi distrugge, salgo verso il cielo, e sono
giunto qui dopo aver attraversato le sofferenze dell’inferno.

E se Dio mi ha accolto nella sua Grazia,
tanto da volere che io veda la sua corte celeste
in un modo completamente diverso da quello è solito,

non nascondermi la tua identità, chi eri prima di morire,
ma anzi dimmelo, e dimmi anche se procedo nella direzione
giusta verso la prossima cornice; siano le tue parole la nostra scorta.”

“Nacqui nell’Italia settentrionale ed il mio nome fu Marco;
fui molto esperto delle regole del mondo ed mai sempre quel
valore morale, la cortesia, al quale ormai nessuno tende più.

Per salire alla prossima cornice continua a camminare dritto.”
Così mi rispose ad aggiunse infine: “Ti chiedo
ti pregare Dio per me quando sarai in cielo.”

E gli dissi allora io: “Ti prometto solennemente
ti fare ciò che mi chiedi; ma rischio ora di scoppiare per un
grosso dubbio che mi attanaglia se non me ne sbarazzo subito.

Prima era semplice, piccolo, adesso è diventato doppio
dopo la tua affermazione, che mi conferma qui,
come già altrove, la frase a cui accoppio la tua.

Il mondo è certamente privo
di ogni valore, come tu stesso mi hai detto,
ed è invece invaso e pieno di ogni forma di malvagità;

ma ti prego di indicarmi la ragione, la causa di ciò,
così che io la possa conoscere e quindi spiegarli anche ad altri;
perché alcuni la attribuiscono agli influssi celesti, altri alla semplice responsabilità umana.”

Un profondo sospiro, che il dolore tramutò in un lamento,
fu prima emesso dallo spirito; che poi cominciò a dire:
“Fratello, il mondo è cieco e tu, con questa domanda, dimostri di provenire proprio da lì.

Voi che siete ancora in vita attribuite la causa di ogni cosa
solo e sempre al cielo, come se necessariamente il cielo
muovendosi trascinasse tutto con sé.

Se così fosse, in voi cesserebbe di esistere
il libero arbitrio, e non sarebbe giusto ricevere
un premio per il bene compiuto e una punizione per il male.

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