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Parafrasi canto 14 (XIV) del Purgatorio di Dante

E non è solo la sua stirpe ad essere divenuta sterile, in Romagna,
tra il fiume Po, gli appennini, il mare Adriatico ed il fiume Reno,
delle buone qualità richieste per la vita spirituale e quella civile;

perché la terra all’interno dei confini che ho citato è piena
di velenose sterpaglie, a tal punto che, per quanto si contivasse,
sarebbero comunque troppo lente a scomparire.

Dove sono adesso il valoroso Lizio di Valbona e Arrigno Mainardi?
Dove Piero dei Traversari e Guido di Carpigna?
Oh abitanti della romagna tornati ad essere dei bastardi!

Quando a Bologna potrà rinascere un Fabro dei Lambertazzi?
E quando a Faenza un Bernardino di Fosco,
ramoscello nobile generato da una umile erbaccia?

Oh toscano, non ti meravigliare se io mi commuovo
quando ricordo, insieme con Guido da Prata,
anche Ugolino di Azzo che visse insieme a noi,

Federigo Tignoso e tutti i suoi compagni,
la casata dei Traversari e degli Anastagi
(sia l’una che l’altra oramai senza eredi),

le donne ed i cavalieri, le fatiche ed il bel vivere
verso io i quali venivamo invogliati dall’amore e dallo spirito gentile,
proprio là dove adesso i cuori sono diventati così malvagi.

Oh Bertinoro, perché ancora non scappi via da lì,
visto che se ne è già andata tutta la tua famiglia, la tua stirpe,
ed anche molte altre persone per non cadere nella malvagità?

Fa bene Bagnacavallo a non fare figli, a no rinnovare la sua stirpe;
e fa al contrario male Castrocaro, ed ancora peggio di lui Conio,
che si ostinano a dare alla luce conti di così basso valore.

Faranno bene i Pagani a non dare più alla luce figli, dopo che il loro
diabolico parente sarà morto; ma non però al punto che
possa poi rimanere del loro nome un ricordo puro, senza macchia.

Oh Ugolino dei Fantolini, è invece al sicuro
il tu nome, da quando non ci si aspetta più
chi, tradendo, possa oscurarne la fama.

Ma vai ora via toscano; perché adesso ho molta più voglia
di piangere che di stare a parlare con te,
tanto questo nostro discorso mi ha riempito di angoscia.”

Noi, io e Virgilio, sapevamo che quelle anime buone sentivano i nostri passi
mentre camminavamo; perciò, dal momento che non ci dicevano nulla,
ci facemo sentire sicuri della via che avevamo preso.

Una volta rimasti soli, dopo esserci allontanti,
simile ad un fulmine nel momento in cui squarcia l’aria,
ci vinne incontro una voce, dicendo:

“Mi ucciderà chiunque mi troverà”;
e fuggì subito dopo come un tuono che si allontana
quando all’improvviso apre con forza una nuvola.

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