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Parafrasi canto 14 (XIV) del Purgatorio di Dante

Incontra poi cani (gli aretini), proseguendo il suo corso verso valle,
ringhiosi e minacciosi più di quanto non si possa chiedere loro,
e si allontana infine sdegnosamente anche da loro

Prosegue poi ancora verso il basso; e tanto più si ingrossa,
tanto più vede i cani trasformarsi in lupi (i fiorentini)
quella maledetta e sventurata valle del fiume Arno.

E dopo essere discesa ancora attraverso gole profonde e cupe,
incontra le volpi (i pisani), tanto abili nell’inganno
da non temere di poter essere catturate con l’ingegno, con trappole.

Non smetterò di parlare per il fatto qualcuno qui presente mi può sentire;
ma sarà invece conveniente per lui ricordarsi poi, più tardi,
ciò che adesso un’ispirazione profetica mi sta rivelando.

Vedo, o Riniero di Calboli, tuo nipote diventare
cacciatore di quei lupi sulla riva
di quel crudele fiume, e lo vedo terrorizzarli tutti.

Vende la loro carne quando sono ancora in vita;
subito dopo li uccide con la ferocia di una belva mitologica;
a molti toglie la vita ed allo stesso tempo priva se stesso dell’onore.

Esce grondante sangue da quello spietato bosco (da quella spietata città)
e lo lascia in uno stato tale, che non basteranno mille anni
per riuscire a ripopolarlo e farlo ritornare nella sua condizione iniziale.”

Così come l’annuncio di fatti dolorosi
turba, sconvolge il viso di colui che li ha ascoltati,
qualunque sia il lato dal quale il pericolo stia per assalirlo,

allo stesso modo io vido l’altra anima (Rinieri da Calboli), rivolta
in ascolto verso la prima (Guido del Duca), farsi sconvolta e triste,
non appena ebbe ascoltato e compreso le ultime parole pronunciate.

Le parole usate dall’una e l’espressione del viso dell’altra
mi fecero nascere la voglia di conoscere i loro nomi,
cosicché gli chiesi e li pregai di dirmeli;

così l’anima che per prima mi aveva rivolto la parola
riprese a parlare: “Tu alla fine vuoi che io mi appresti
a fare ciò che tu non vuoi fare per me (dire il nome).

Ma, in ogni caso, dal momento che Dio vuole che in te risplenda
così tanto la sua grazia, non sarò avaro nel risponderti;
sappi pertanto che io in vita, nel mondo terreno fui Guido del Duca.

Quando fui in vita il mio sangue bruciò tanto d’invidia,
al punto che se avessi visto un uomo rallegrarsi, divenire felice,
mi avresti potuto poi vedere viola dalla rabbia.

Qui nel Purgatorio mieto il frutto (la paglia) di ciò che ho seminato
in vita; o uomini, perché desideri tanto, desideri con il cuore
ciò che non può essere condiviso con gli altri?

Questo spirito accanto a me è Rinieri; costui è il prestigio e l’onore
della casata dei da Calboli, all’interno della quale nessuno
dopo di lui è riuscito a prendere in eredità il suo valore.

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