Footer menù

Parafrasi canto 11 (XI) del Purgatorio di Dante

Le loro parole, in risposta a quelle
pronunciate dalla mia guida,
non sembravano provenire in particolare da una di loro;

ma qualcuna disse: “Verso destra, lungo la parete del monte,
venite insieme a noi, e potrete raggiungere quel passaggio
attraverso il quale può salire anche una persona viva.

E se non me lo impedisse questo sasso che
doma la mia testa da uomo superbo,
costringendomi a procedere con il capo chino, a testa bassa,

costui, che è ancora in vita e non si è ancora presentato,
guarderei in viso, per vedere se lo conosco,
e per cercare di impietosirlo con il peso che mi opprime.

Da vivo sono stato italiano, figlio di un nobile uomo toscano:
mio padre si chiamava Guglielmo degli Aldobrandeschi:
non so se il suo nome vi è noto.

Il fatto di appartenere ad una famiglia nobile e le imprese
cavalleresche dei miei antenati, mi resero tanto arrogando
che, dimenticando che siamo tutti figli dalla stessa madre,

disprezzai ogni altro uomo a tal punto che la mia superbia
mi portò alla morte, come sanno bene i senesi
ed anche ogni bambino di Campagnatico.

Io sono Omberto; e la superbia non ha recato danno solo
a me, perché anche tutti i miei consanguinei
sono stati da lei trascinati nella rovina.

Sono ora costretto a portare questo peso a causa della mia
superbia, finché Dio non riterrà che io abbia ripagato il giusto
debito con lui qui tra i morti, non avendo fatto in tempo a farlo quando ero ancora tra i vivi.

Per riuscire ad ascoltarlo meglio, abbassai anch’io la testa; ed
uno di loro, non quell’anima che stava parlando, non Omberto,
si contorse sotto il peso che ne impediva i movimenti,

riuscì a vedermi, mi riconobbe e mi chiamò,
tenendo con grande fatica i propri occhi fissi su di me,
che procedevo ora insieme a loro anche io piegato in avanti.

“Oh!”, chiesi io a lui, “non sei tu forse Oderisi,
motivo di gloria per Gubbio e per quell’arte, la miniatura,
che a Parigi viene chiamata enluminer?”

“Fratello”, rispose allora lui, “sono molto più belle
le miniature dipinte da Franco Bolognese;
ora la fama è tutta sua, e mia solo in piccola parte.

In vita non sarei certamente stato così gentile da riconoscere
i meriti altrui, per il desiderio morboso
di essere il migliore a cui ho sempre puntato.

Per quella superbia subisco ora qui la giusta punizione;
e non sarei nemmeno già qui, ma sarei ora nell’antipurgatorio,
se, pur potendo ancora peccare, ancora in vita, non avessi rivolto il mio cuore a Dio e mi fossi pentito.

2 Responses to Parafrasi canto 11 (XI) del Purgatorio di Dante

  1. Angelo Borsotti Maggio 17, 2015 at 10:54 pm #

    Buonasera, la pagina:
    https://www.orlandofurioso.com/divina-commedia/purgatorio/parafrasi-del-purgatorio/648/parafrasi-canto-11-xi-del-purgatorio-di-dante/
    contiene un link errato: quello al testo dei canto XI del Purgatorio, che
    in realtà punta al canto XI del Paradiso.

    • OrlandoFurioso Giugno 6, 2015 at 12:57 pm #

      ..e corretto anche questo post 😉 e grazie ancora!

contatore accessi web