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Parafrasi canto 6 (VI) del Purgatorio di Dante

Ahimè popolo italiano, che dovresti essere ubbidiente alle leggi,
e lasciare sedere sulla sella il legittimo imperatore,
se tu comprendessi bene quello che Dio ti comanda,

guarda come questa cavalla è diventata ribelle
per non essere stata domata con gli speroni,
dal momento in cui hai messo mano alla briglia.

O Alberto I d’Austria, che abbandoni
questa giumenta, l’Italia, divenuta imbizzarrita e selvaggia,
e dovresti al contrario inforcare il suo arcione, montarle in sella,

prego affinché una giusta punizione cada dal cielo
su di te e la tua discendenza, e sia una punizione straordinaria e pubblica,
tale che il tuo successore ne sia spaventato!

Perché tu e tuo padre, Rodolfo, avete permesso,
distratti dalla desiderio sfrenato di fare conquiste in Germania,
che il giardino dell’impero, l’Italia, venisse fatto inaridire, abbandonato.

Vieni a vedere le famiglie dei Montecchi e dei Cappelletti,
dei Monaldi e dei Filippeschi, tu, uomo senza riguardo:
alcune già infelici per la sconfitta subita, altre con il timore di divenirlo!

Vieni, uomo crudele, vieni e guarda come soffrono
i tuoi vassalli, e poni rimedio ai loro errori, alle loro colpe;
e vedrai quanto è decaduto il feudo di Santafiora!

Vieni a vedere Roma piangere per la disperazione,
abbandonata a sé stessa, e implorarti sia di giorno che di notte:
“Mio imperatore, perché mi hai lasciata sola?”

Vieni a vedere quanto si amano gli italiani!
E se hai nessuna pietà nei nostri confronti, vieni almeno a
provare vergogna per la fama che ti sei costruito.

E se mi è lecito chiederlo, Gesù,
che sei stato crocifisso in terra per la nostra salvezza,
perché non intervieni? Il tuo sguardo pieno di giustizia è rivolto altrove?

Oppure è una prova per prepararci, secondo la tua
irraggiungibile mente divina, ad un bene sconosciuto,
totalmente fuori dalla nostra capacità di comprensione?

Dal momento che tutte le città d’Italia sono ormai piene
di Tiranni, e viene visto come un possibile salvatore della patria
qualunque rozzo contadino che si schieri per una causa.

Firenze mia, a buon ragione puoi essere contenta
che questa mia divagazione non ti riguardi,
grazie ai tuoi cittadini, che tanto ragionano.

Il senso di giustizia ha fatto radici nell’animo di molti stranieri,
ma si manifesta tardi, per non voler parlare senza aver ricevuto consiglio;
i tuoi cittadini la giustizia ce l’hanno invece già in bocca.

Molti stranieri rifiutano cariche pubbliche;
i tuoi cittadini invece rispondono all’istante,
senza bisogno che vengano loro proposte, e gridano: “Io me ne prendo carico!”

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