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Parafrasi canto 33 (XXXIII) del Paradiso di Dante

Un solo attimo ha provocato in me una dimenticanza
maggiore di quella generata dai venticinque secoli trascorsi
dall’impresa degli Argonauti, che suscitò lo stupore di Nettuno per la vista dell’ombra della prima nave.

Fino a questo punto la mia mente, tutta assorta, contemplava
intensamente, immobile ed attenta, concentrata, e desiderava
sempre di più addentrarsi nella contemplazione di Dio.

Di fronte a quella luce divina si raggiunge tale stato di
contemplazione, tale che il volgere lo sguardo altrove
diviene impossibile da fare;

dal momento che il bene, oggetto della volontà, del desiderio,
è tutto raccolto in essa, ed al di fuori di quella luce
è ciò che ha difetti è invece in lei perfetto.

D’ora in avanti la mia parola sarà più incerta,
anche rispetto a quel poco che ricordo, di quella di un bambino
che venga ancora allattato dalla propria madre.

Non perché più di un aspetto fosse contenuto in quella viva luce
che contemplavo, non perché cambiasse di aspetto, essendo
essa immutabile, sempre uguale a quella che io avevo dinnanzi;

ma per il fatto che la mia capacità visiva aumentava man mano
che contemplavo la luce, quell’unica visione, immutabile,
cambiava ai miei occhi perché riuscivo meglio a vederla.

Nell’infinita e luminosa essenza
di quella luce divina mi apparvero tre cerchi luminosi
di tre differenti colori ma di una stessa dimensione;

e l’uno nell’altro, come un arcobaleno nato da un altro
arcobaleno, sembrava riflettersi, mentre il terzo cerchio
sembrava un fuoco generato, allo stesso modo, in parte dall’uno ed in parte dall’altro dei primi cerchi.

Oh quanto risultano inadeguate le parole e così inferiori al
concetto che voglio esprimere! E la misura del mio ricordo,
rispetto a ciò che vidi, è tale che non basterebbe dire che è poco.

Oh luce eterna, che solo da te stessa sei racchiusa,
che tu sola sei in grado di comprenderti, e solo tu ti conosci
e conoscendoti rivolgi a te il tuo amore e la tua luce!

Quel cerchio di luce, il secondo, che così generato
appariva in te come una luce riflessa,
dopo essere stato a lungo da me osservato,

dentro di sé, disegnata nel suo stesso colore,
mi sembrò contenere l’immagine di un uomo:
per cui il mio sguardo era tutto intento a contemplare in esso.

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