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Parafrasi canto 16 (XVI) del Paradiso di Dante

Ma la cittadinanza, che ora è mischiata con genti
di Campi Bisenzio, di Certaldo e di Figline Valdarno,
allora l’avresti potuta vedere pura fino al più umile artigiano.

Oh quanto sarebbe meglio poter avere solo come vicini
quelle genti che ho appena nominato, ed avere i confini della
città in corrispondenza delle borgate Trespiano e Galluzzo,

piuttosto che averle dentro le mura e dover sopportare la
puzza di quel campagnolo di Aguglione, o di quella di Signa,
che ha l’occhio pronto quando c’è da ingannare!

Se la gente, i papi ed i vescovi, che più si allontanano dalla
via assegnata loro, non si fossero comportati come una
matrigna nei confronti dell’imperatore, ma piuttosto come una
madre amorevole nei confronti del proprio figlio,

non sarebbero diventati fiorentini, esercitando il cambio ed il
commercio, ed avrebbero continuato a vivere nel contado di
Semifonte, dove i loro antenati erano mercanti itineranti;

Montemurlo sarebbe ancora in mano ai Conti; i Cerchi
vivrebbero ancora nel gruppo di parrocchie di Acone in val di
Sieve, e forse i Buondelmonti in val di Greve.

La mescolanza di stirpi diverse è sempre
stata l’origine del male della città, che il cibo che va
a sovrapporsi nello stomaco a quello non ancora digerito;

ed un toro cieco cade prima
di un agnello cieco; e molte volte taglia
di più e meglio una spada sola che cinque spade.

Se consideri come le città di Luni e Urbisaglia
sono poi andate a finire, e come stanno le stanno
seguendo nella sorte Chiusi e Senigallia,

il sentire come le stirpi si estinguano tanto facilmente
non ti sembrerà cosa né strana né difficile,
dal momento che anche le città hanno una loro fine.

Tutte le cose umane sono destinate a morire,
così come voi uomini; solo che in alcune la morte non si vede,
perché durano molto, mentre le vostre vite sono brevi.

E come il corso della luna determina il flusso delle maree,
abbassando e diminuendo continuamente il livello sulle coste,
così fa la Fortuna con Firenze:

non ti deve perciò sembrare incredibile
ciò che ti dirò riguardo agli illustri fiorentini,
la cui fama è stata cancellata dal tempo.

Io conobbi gli Ughi ed i Catellini,
i Filippi, i Greci, gli Ormanni e gli Alberighi,
illustri cittadini, già nel momento del loro declino;

e conobbi, che era potenti tanto quanto lo erano nell’antichità,
le famiglie della Sannella, dell’Arca,
i Soldanieri, gli Ardinghi ed i Bostichi.

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