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Parafrasi canto 3 (III) del Paradiso di Dante

Dissi quindi io a lei: “Nel vostro meraviglioso aspetto
brilla una luce sovrannaturale che vi rende irriconoscibili,
alterando le vostre sembianze originali, che ricorda di voi chi vi conobbe sulla terra:

per questo non sono stato pronto nel riconoscerti;
ma ciò che mi hai detto mi aiuta ora a ricordare,
cosicché mi è più facile riconoscerti.

Ma dimmi: voi beati che vi trovate in questo cielo,
non desiderate poter salire più in alto nel Paradiso, per poter
contemplare più da vicino Dio ed entrare quindi con lui in un rapporto più stretto?”

Con queste mie parole, elle sorrise prima un poco insieme ad altre anime;
quindi mi rispose con tanta gioia
che mostrava bene di ardere dell’amore di Dio:

“Fratello, ogni nostro desiderio e completamente appagato
dallo spirito di carità, spingendoci a desiderare solamente ciò
che già abbiamo, e non sentiamo il bisogno d’altro.

Se desiderassimo trovarci più in alto nel Paradiso,
questo desiderio sarebbe in contrasto
con quello di colui, Dio, che ci ha assegnato a questo cielo;

ti renderai conto che ciò non è possibile in queste sfere celesti,
se è vero che qui è necessario vivere in carità
e se consideri bene la natura della carità stessa.

Anzi, al contrario, è essenziale a questo stato di beatitudine
il fatto di attenersi alla volontà divina, grazie alla quale i nostri
desideri diventano una cosa sola e coincidono con essa stessa;

cosicché il modo in cui noi anime beate siamo destinate in
questo regno, a seconda del nostro grado, è gradito a tutte le
anime del Paradiso, così come è gradito al nostro re, che ci invoglia ad uniformarci alla sua volontà.

E nella sua volontà noi troviamo la nostra pace:
lui, Dio, è come un mare al quale tende ogni creatura
da lui generata ed anche quelle generate dalla natura.”

Capii allora come ogni luogo
in cielo è ugualmente Paradiso, sebbene la Grazia
divina è distribuita in misura diversa in ognuno di essi.

Ma così come accade quando un cibo ci rende sazi
ma di un’altro ci rimane ancora la gola, la voglia di assaporarlo,
dell’uno se ne ne chiede ancora mentre dell’altro si ringrazia per quanto già ricevuto,

così feci io, spinto dalla curiosità di sapere altro, con gesti
e con parole, per sapere da lei quale fosse la tela, il voto,
che non portò a compimento.

“Una vite di perfezione ed alti meriti acquisiti collocano più
in alto nel cielo una donna, santa Chiara”, mi disse, “secondo le
cui regole si indossano l’abito ed il velo monacali (l’ordine delle Clarisse)

promettendo fedeltà, di giorno e notte, fino alla propria morte,
a quello sposo, Cristo, che accoglie ogni voto, promessa,
che il vero senso di carità rende conforme al suo volere.

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