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Parafrasi canto 31 (XXXI) del Paradiso di Dante

Le rivolsi questa preghiera e lei,
così lontana come appariva, mi sorrise e mi guardò;
poi tornò a rivolgersi a Dio, eterna fonte di grazia.

E il Santo vecchio mi disse: “Per concludere degnamente
il tuo viaggio, scopo per il quale sono stato inviato a te
dalla preghiera e dall’amore di Beatrice,

scorri con gli occhi questa rosa di beati;
poiché guardandola il tuo sguardo migliorerà
la sua capacità di vedere Dio.

E la Vergine, regina del Paradiso, per cui io
nutro un amore profondo, ci concederà ogni grazia
poiché io sono il suo fedele Bernardo”.

Come il pellegrino che viene a Roma, da lontano
per vedere l’immagine di Cristo e non riesce ad appagare
il proprio desiderio perché lo porta dentro di sé da tanto tempo,

ma pensa, finché l’immagine rimane esposta:
“Signore mio Gesù Cristo, vero Dio,
fu davvero questo il tuo volto?”;

così ero io mentre guardavo la viva carità
di colui che, già nella vita eterna, con la contemplazione,
riuscì a gustare la pace divina.

“Figlio prescelto dalla grazia di Dio”,
cominciò allora, “tu non potrai conoscere la beatitudine
se guarderai soltanto i cerchi più bassi della rosa;

guarda invece tutti i cerchi fino al più alto,
dove vedi sedere Maria, la Vergine
regina di questo regno paradisiaco”.

Io alzai gli occhi e, come all’alba il cielo
ad oriente supera in splendore
quello ad occidente,

così, quasi elevando lo sguardo dalla valle
fino alla cima di un colle, vidi la parte più
alta superare in luminosità tutto il resto della rosa.

E come ad oriente, dove si attende il sorgere del sole,
il cielo si rischiara più intensamente, mentre la sua luce va
attenuandosi da entrambe le parti man mano che ci si allontana,

così quella luce incandescente, portatrice di pace
era più intensa al centro e andava attenuandosi
allo stesso modo da entrambe le parti.

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