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Parafrasi canto 26 (XXVI) del Paradiso di Dante

E iniziai: “Oh uomo che fosti creato
solo e già adulto, oh padre antico
di fronte al quale ogni sposa è anche figlia e nuora,

ti supplico con tutta la devozione che possiedo
affinché mi parli: tu vedi in Dio cosa desidero da te,
e per ascoltare prima le tue parole non ti pongo la mia richiesta”.

Come un animale coperto con un panno si agita confusamente,
cosicché i suoi istinti necessariamente si svelano a chi guarda
perché l’involucro che lo fascia rivela i suoi movimenti;

così l’anima di Adamo
mi faceva trasparire dalla coperta di luce
quanto essa fosse lieta di soddisfarmi.

Così disse: “Sebbene tu non l’abbia espressa (la tua voglia),
distinguo bene ciò che desideri,
meglio di qualunque cosa che ti è più certa;

poiché io la vedo nello specchio della mente divina
che fa di sé riflesso di altre cose,
senza che nessuna possa riflettere lui (Dio) intensamente.

Tu vuoi sentire da quanto tempo Dio mi ha posto
nel giardino divino (Paradiso) dove costei (Beatrice)
ti ha permesso di salire attraverso i cieli,

e quanto fu amato per i miei occhi,
e quale fu la vera ragione (del peccato originale) della grande ira (di Dio),
e quale la lingua che usai e creai.

Ora, figlio mio, la ragione dell’esilio dall’Eden non fu
il fatto di aver mangiato il frutto proibito in sé,
ma l’aver voluto oltrepassare il limite che mi era stato assegnato.

Dal limbo da cui Beatrice chiamò Virgilio (per guidarti),
desiderai di salire a questo celeste concilio
(aspettando) quattromila trecento due anni;

e prima (di salirci), finchè vissi sulla terra,
vidi il Sole ripercorrere la sua strada
novecento trenta volte.

La lingua che io parlai si estinse
prima che il popolo babilonese, sotto la guida di Nembròt
si accingesse all’opera, mai finita, della torre di Babele;

poiché nessun prodotto della ragione umana
fu mai durevole per sempre a causa dell’instabilità del gusto
che si rinnova perennemente secondo gli influssi astrali.

E’ cosa naturale che l’uomo parli;
ma esprimersi in questo o quel modo non è effetto di natura
ma piuttosto una scelta libera degli uomini.

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