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Parafrasi canto 14 (XIV) del Paradiso di Dante

E non si era ancora esaurito nel mio petto
l’ardore di quel sacrificio (l’offerta), che io capii
che esso era stato ben accettato e lieto a Dio.

poiché mi apparvero delle anime, dentro la proprio luce,
con tanto splendore e tanto rosse
che io dissi: “O Sole che così le adorni!”

Come la Galassia/la Via Lattea, si allunga tra i due poli del mondo
adorna di stelle di minore e maggiore dimensione,
così che tiene in dubbio anche i più sapienti;

così disposte nella costellazione, quei raggi luminosi
nella profondità di Marte descrivevano una croce, venerabile segno,
come (i raggi) si congiungono nei quadranti di un cerchio.

In questo punto la mia memoria sorpassa l’ingegno;
poiché in quella croce risplendeva Cristo,
così che io non so trovare un esempio (per descriverlo) adeguato;

ma chi (il buon fedele) prende la sua croce e segue Cristo,
mi scuserà per quello che io tralascio (di descrivere)
dopo che avrà visto risplendere Cristo in quella fulgida luce.

Dal braccio destro al sinistro e dall’alto in basso
si muovevano le luci, brillando intensamente
quando si incontravano e sorpassavano l’un con l’altra:

in questo modo si vedono, qui sulla Terra, dritte ed oblique,
le minime particelle dei corpi, lunghe e corte,
veloci o lente, mutando continuamente d’aspetto,

muoversi attraversate da un raggio luminoso da dove penetra
talvolta l’ombra che gli uomini, volendola proteggere dalla luce,
escogitano di procurarsi con astuzia e arte.

E come strumenti musicali diversi, nella varia
tensione delle loro corde, producono una dolce melodia
per colui che non è in grado di distinguere le note,

così dalle luci che mi apparvero lassù
si raccoglieva dalla Croce (che queste formavano) una melodia
che mi rapiva, senza comprenderne le parole.

Poi mi accorsi che che l’inno era di lode solenne,
poiché arrivavano a me le parole “Risorgi” e “Vinci”
come a colui che non capisce l’intero discorso e ascolta.

Quindi ero così rapito da questa melodia da innamorarmi
che fino a quel momento non ci fu nessuna cosa
che mi avvincesse con legami così piacevoli.

Forse le mie parole sembrano osare troppo,
poiché pospongono il piacere che mi procuravano i begli occhi di Beatrice,
guardando dentro ai quali si appaga pienamente ogni mio desiderio;

ma chi considera che gli occhi di Beatrice, somme rappresentazioni,
operano con intensità crescente quanto più si sale nei cieli,
e che io qui (nel Cielo di Marte) non mi ero ancora rivolto a guardarli,

mi può scusare per ciò di cui io mi accuso
per scusarmi, e mi vedrà dire il vero;
poiché io non ho escluso dal guardare quella divina bellezza (di Beatrice),

che diventa più pura e sincera, essendo salita nel cielo dopo.

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