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Parafrasi canto 34 (XXXIV) dell’Inferno di Dante

Da sotto a ciascuna faccia uscivano due grandi ali,
proporzionate alla grandezza di quel mostruoso uccellaccio:
non vidi mai vele di navi tanto grandi.

Le due ali non avevano penne, ma erano simili
a quelle del pipistrello; e Lucifero le agitava
tanto da generare tre venti:

a causa dei quali il fiume Cocito era completamente congelato.
Lucifero piangeva con i suoi 6 occhi, e dai suoi 3 menti
gocciolavano le sue lacrime e la sua bava insanguinata.

In ogni bocca stritolava infatti tra i denti
un peccatore, come fosse ognuna una gramola,
così da infliggere la giusta pena ai tre disgraziati.

Per quei peccatori i morsi inflitti da Lucifero erano nulla
in confronto ai graffi ricevuti, che talvolta erano tanto duri
da lasciare la loro schiena completamente scuoiata.

“Quell’anima là in alto, nella bocca centrale,
che subisce la punizione peggiore”, disse Virgilio, “è Giuda Iscariota,
che sta con la testa all’interno della bocca ed agita le gambe di fuori.

Riguardo agli altri due, che invece stanno con testa di fuori,
quello che pende dalla faccia di colore nero è Bruto:
guarda come si contorce per il dolore senza emettere urla!

l’altro invece, che sembra tanto in carne, è Cassio.
Ma sulla terra si sta facendo già notte, è quindi già ora di
partire, poiché abbiamo ormai visto tutto ciò che c’era da vedere.”

Come la mia guida voleva, mi tenni stretto al suo collo;
Virgilio scelse quindi il tempo ed il luogo giusto,
e quando le ali si furono sufficientemente aperte,

con un balzo si aggrappò alle costole pelose di Lucifero;
di ciuffo in ciuffo scese quindi lungo
il suo folto pelo e le croste di ghiaccio che lo circondavano.

Quando fummo giunti là dove la coscia
si piega, proprio in corrispondenza della sporgenza dell’anca,
il mio maestro, con grande fatica ed affanno,

si capovolse, mettendo la testa là dove prima aveva le gambe,
e si aggrappò al pelo di Lucifero come per risalire,
tanto che credetti di dover tornare ancora nell’inferno.

“Tieniti bene aggrappato, perché con scale di questo tipo”,
disse il mio maestro, ansimando come un uomo sfinito,
“dobbiamo allontanarci da tutto questo male.”

Poi sbucò fuori attraverso il foro in una roccia
e mi mise a sedere sull’orla di essa; quindi con un piccolo salto
mi si avvicinò lasciando il pelo di Lucifero.

Io alzai lo sguardo credendo di vedere
Lucifero nella stessa posizione in cui l’avevo visto poco prima,
ma lo vidi invece capovolto, con le gambe in alto;

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