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Parafrasi canto 18 (XVIII) dell’Inferno di Dante

La abbandonò poi su quell’isola, incinta e sola;
è stata quella sua colpa a condannarlo ad una simile punizione;
e vieni qui ora punito anche per la sua colpa contro Medea.

Camminano insieme a Giasone tutti quelli che ingannano altre persone
allo stesso modo: ti basti sapere questo in merito alla prima bolgia
ed a coloro che qui vengono tormentati.”

Eravamo già arrivati là dove lo stretto sentiero
si incrocia con il secondo argine
e fa di questo il sostegno per un altro ponte.

Arrivati lì, sentimmo gente che gemeva sommessamente
dal fondo dell’altra bolgia e che sbuffava con il muso,
e che si percuoteva da sola con le proprie mani.

I bordi del fossato erano incrostati da una specie di muffa,
generata dalle dense esalazioni che vi si depositano,
tanto disgustosa da essere intollerabile alla vista ed all’olfatto.

Il fondo della bolgia è talmente buio, che non c’è nessun luogo
dal quale riusciamo a vedere cosa ci sia sotto, fintanto che non
arriviamo al punto più alto del ponte.

Raggiunsimo quel punto; e da lì giù sul fondo del fossato
vidi persone immerse completamente nelle feci
che sembravano essere state prese dai nostri bagni.

E mentre facevo scorrere il mio sguardo là giù,
vidi un tale con la testa talmente sporca di schifezze, da non riuscire
a capire se avesse tutti i capelli (laici) o li avesse rasati (chierici).

Quel dannato mi gridò dietro: “Perché hai così tanta voglia di guardare
me e non di guardare gli altri che come me sono ricoperti di schifezza?”
Ed io gli risposi: “Perché, se ricordo bene,

ti ho già visto prima quando ancora avevi i capelli asciutti,
e sei Alessio Interminelli da Lucca:
è questo il motivo per cui guardo te più degli altri.”

E lui allora disse, picchiandosi la testa con le mani:
“A condurmi qua, sommerso dalle schifezze, sono stati i falsi
complimenti, che continuai a ripetere in vita senza fermarmi.”

A questo punto Virgilio: “Fai in modo di spingere”,
mi disse, “lo sguardo un poco più avanti,
così che la tua vista possa bene cogliere il viso

di quella sporca e spettinata prostituta,
che sta là a graffiarsi tutta con le sue unghie sporche,
e ora si china quasi per sedersi, ed ora sta invece dritta in piedi.

Lei è Taide, la prostituta che diede come risposta
al sua amante quando le chiese: “Sono molto in grazia
a te?”: “A meraviglia!”

E di questo schifo ci basti adesso quanto abbiamo già visto.”

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