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Parafrasi canto 16 (XVI) dell’Inferno di Dante

Come quel fiume che scorre
dal monte Visi, da cui nasce, prima verso levante
lunga la costa sinistra dell’Appennino,

chiamato Acquacheta nel tratto superiore, prima che
scenda a valle nel suo basso letto,
e dopo aver perso a Forlì il suo nome iniziale,

rimbomba sopra San Benendetto
dell’Alpe precipitando a formare una cascata, là dove
vorrebbero costruire un castello capace di ospitare più di mille persone;

allo stesso modo, precipitando giù da una ripica parete,
risuonava in quel luogo l’acqua di colore rosso del Flegetonte,
con un boato tanto forte che in breve avrebbe fatto male all’orecchio.

Portavo legata intorno a me una corda,
con la quale avevo sperato un tempo
di catturare la lonza dalla pelle variopinta (di vincere la Lussuria)

Dopo averla slegata completamente,
facendo come la mia guida Virgilio mi aveva detto di fare,
la porsi a lui annodata ed avvolta a matassa.

Virgilio di volse poi verso destra,
e un poco lontano dalla sponda
la gettò giù sotto in quel profondo burrone.

“Bisogna per certo che ci sia qualche novità in risposta”
dicevo tra me e me “a questo strano gesto
che il mio maestro segue con un occhio tanto attento.”

Ahi, quanto devono essere prudenti gli uomini
quando si trovano a che fare con chi non solo vede cosa fanno,
ma riesce anche a guardare con intelligenza ai loro pensieri.

Virgilio mi disse: “Tra poco salirà qua sopra
ciò che sto aspettando e che il tuo pensiero sta immaginando:
conviene che a breve si mostri anche ai tuoi occhi.”

Sempre a quella verità che ha l’aspetto di una menzogna
l’uomo deve chiudere le proprie labbra finché può farlo,
così da evitare di fare la figura del bugiardo pur non avendo colpe;

ma qui non posso purtroppo tacere; e per le parole
di questa mia Commedia, lettore, ti giuro,
che prego possano a lungo riuscire non prive di grazia,

che io vidi per quell’aria densa e buia
venire in su, nuotando, una figura
che avrebbe stupito anche il cuore più coraggioso,

come torna in superficie colui, il palombaro, che va
a volte in profondità per liberare una ancora che si è incagliata
ad uno scoglio o ad un altro ostacolo nascosto nel mare,

stendendo verso l’alto petto e braccia, e ritraendo al busto le gambe.

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