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Parafrasi canto 16 (XVI) dell’Inferno di Dante

ma dal momento che mi sarei invece bruciato e scottato,
la paura prevalse sulla buona volontà
che mi rendeva invece desideroso di abbracciarli.

Cominciai allora a dire: “Non disprezzo, ma tanto dolore
mi ha ispirato la vostra condizione, così tanto
che ci vorrà molto tempo prima che possa cessare totalmente,

(mi ha ispirato) non appena questa mia guida mi parlò di voi
con parole che mi fecero subito pensare che ci stava venendo incontro
gente molto importante, come voi siete.

Vengo dalla vostra stessa terra, Firenze, e sempre
le vostre opere ed i vostri onorati nomi
ho ascoltato e raccontato con tanto affetto.

Lascio l’amarezza del peccato e vado verso i dolci frutti della virtù
che mi sono stati promessi dalla mia guida veritiera, che dice il vero;
ma, prima, conviene che io scenda fino al centro della terra.”

“Possa la tua anima condurre per ancora tanto tempo
il tuo corpo (possa tu vivere a lungo)” disse ancora Rusticucci,
“e la tua fama possa vivere ancora dopo che tu sarai morto,

ma dimmi intanto se si trovano ancora cortesia e valore nella nostra
città, Firenze, adesso come erano erano soliti esserci allora,
o se invece se ne sono completamente andati;

perché Guglielmo Borsieri, che soffre la nostra stessa pena
da non molto tempo e procede là insieme ai nostri compagni,
si lamenta di continuo della situazione con i suoi racconti.”

“I nuovi abitanti (invasori) e la loro improvvisa ricchezza
hanno dato luogo ad orgoglio ed eccessi
in te, Firenze, tanto smoderati che già te ne fanno dispiacere.”

questo gridai con la faccia levata la cielo; ed i tre,
che presero il mio lamento come una risposta, si guardarono l’un l’altro
increduli, come si è soliti fare di fronte ad una verità incontestabile.

“Se anche in altre occasioni ti è costato così poco”
dissero tutti e tre insieme “soddisfare le domande altrui,
beato allora te che puoi dire quello che vuoi senza riguardi!

Perciò, ci auguriamo che tu possa uscire da questi luoghi bui
e ritornare a vedere le belle stelle,
e quando troverai il piacere di dire “Io ci sono stato”,

ricordati anche di parlare di noi alla gente.”
Poi sciolsero il cerchio, e si allontanarono tanto velocemente
che le loro gambe sembrarono ali.

Non sarei stato capace di dire Amen in minor tempo;
di quello che i tre impiegarono per sparire dalla nostra vista;
perciò Virgilio decise che era il momento di andarcene.

Io lo seguivo, e ci eravamo rimessi in cammino da poco tempo che già
il suono delle acque del fiume Flegetonte si sentiva tanto vicino
che se ci fossimo parlati avremmo fatto fatica a sentirci l’un l’altro.

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