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Parafrasi canto 12 (XII) dell’Inferno di Dante

ma sicuramente, se ricordo bene, accadde poco prima che scendesse
qui colui (Gesù Cristo) che strappò a Lucifero, dal cerchio superiore
del limbo, la gran preda di anime dei giusti dell’Antico Testamento;

la lurida valle dell’Inferno iniziò a tremare da tutte le parti
a tal modo, con tale intensità, che io pensai che l’universo
fosse preso da quella passione d’amore, con la quale c’è chi crede

che il mondo sia stato più volte scosso violentemente fino
a ritornare nel caos; ed in quel momento questa antica roccia
si è riversata tutta qua ed anche altrove.

Ma indirizza bene il tuo sguardo a valle, perché stiamo per
avvicinarci al fiume di sangue nel quale viene fatto bollire
chi nel mondo dei vivi ha arrecato danni ad altri con la violenza.”

Oh cieca avidità e folle ira,
che nella breve vita mortale ci agiti tanto,
e poi ci metti in ammollo per l’eternità in un modo tanto orribile!

Vidi un ampio fossato a forma di arco,
in modo da abbracciare tutto il cerchio,
proprio come mi aveva detto la mia guida Virgilio;

e tra la base del pendio ed la sponda del fossato, vidi correre
in branco numerosi Centauri armati di freccie, proprio come
erano soliti fare andando a caccia nel mondo dei vivi.

Vedendoci scendere da quel dirupo, si fermarono tutti quanti;
e tre di loro si staccarono dalla schiera
dopo aver scelto dalla faretra archi e piccole aste come armi;

ed uno di loro ci gridò contro da lontano: “A quale tortura
siete destinati voi che scendete lungo il pendio?
Ditelo subito, da lì dove vi trovate; altrimenti tiro con l’arco.”

Allora il mio maestro disse: “La risposta la daremo
solo a Chirone una volta che ci saremo avvicinati:
(Nesso) sei sempre stato così impetuoso con gravi coseguenze.”

Poi mi toccò con il gomito e disse: “Quello che ha parlato è Nesso,
che trovò la morte per mano di Ercole, per aver voluto la sua bella
sposa Deianira, e si vendicò poi da solo.

E quello di mezzo che sta in atteggiamento pensieroso, con gli occhi
rivolto al petto, è il grande Chirone, colui che allevò Achille;
il terzo è infine Folo, che in vita fu tanto furioso.

Si muovono intorno al fosso in migliaia,
scagliando freccie contro le anime che osano emergere
dal sangue più di quanto sia consentito dalla loro condatta.”

Ci avvicinammo intanto a quelle belve agili:
Chirone prese una freccia e con la cocca, la parte terminale,
sistemò i lunghi baffi ai lati della mascella, separandoli.

Quando ebbe infine scoperto la bocca,
disse ai suoi compagni: “Vi siete accorti
che quello che sta più indietro muove le cose, i sassi che tocca?

I piedi dei morti non sono soliti farlo.” E la mia brava guida,
Virgilio, che era già arrivato vicino al suo petto, dove si
uniscono le due nature dei centauri, quella umana e quella animale,

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