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Parafrasi canto 4 (IV) dell’Inferno di Dante

hai mai lasciato qualcuno dal limbo, per merito o suo
o di altri, per poi diventare beato in paradiso?”
Virgilio, capito dove miravano le mie parole, il loro vero senso,

mi rispose: “Io ero arrivato da poco in questo cerchio,
quando vidi arrivare un potente (Gesù Cristo)
coronato del segno della vittoria, riportata contro il peccato.

portò via da qua l’anima del nostro primo parente, Adamo,
del suo figlio Abele, di Noè,
e di Mosé, legislatore di Dio e anche suo fedele servitore;

portò via anche il patriarca Abramo, il re Davide,
e Giacobbe con il padre Isacco, i suoi figli
e la moglie Rachele, per avere la quale fece così tanto,

insieme a molti altri ebrei, facendoli tutti beati.
E voglio anche che tu sappia che prima di costoro
nessuna altra anima era stata mai salvata.”

Non smettemmo di camminare mentre la mia guida parlava,
ma anzi attraversammo tutta la schiera,
fitta di anime come una foresta è affollata di alberi.

Non avevamo ancora percorso molto strada
dal punto in cui mi ero ridestato dal sonno, quando vidi un
fuoco che illuminava una parte, una mezza sfera di tenebre.

Eravamo ancora lontani da quel fuoco,
ma non così tanto da non riuscire ad accorgermi
che si trovavano là delle persone di gran conto.

Dissi: “Virgilio, tu che onori la scienza e l’arte,
chi sono costoro che godono di tanto onore
che li fa distinguere per condizione dagli altri?”

Mi rispose la guida: “La loro onorata fama,
che risuona ancora là su nel mondo dove tu vivi, gli fa
ottenere favori da Dio e perciò sono trattati meglio degli altri.”

Fu nel frattempo udita da me una voce:
“Rendete onore all’eccelso poeta;
è ritornato il suo spirito, che si era prima allontanato.”

Dopo che la voce si fu interrotta e rimase quieta,
vidi quattro grandi spiriti venire verso di noi:
non sembravano in volto né tristi né felici.

Il mio buon maestro incominciò a dire:
“Guarda quello spirito con la spada in mano,
che precede gli altri come se fosse un re:

quello è il sommo poeta Omero;
l’altro e Orazio, autore delle satire;
il terzo è Ovidio e l’ultimo dei quattro è Lucano.

Dal momento che ognuno dei quattro spiriti condivide con me
il titolo di poeta, che la voce solitaria ha pronunciato poco fa,
essi mi rendono onore ed in ciò fanno bene (sia perché  si dimostrano privi d’invidia sia perché onorano anche sé stessi).”

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