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Parafrasi canto 3 (III) dell’Inferno di Dante

Si raccolsero quindi tutte insieme,
piangendo forte, sulla riva malvagia di quel fiume,
che attende tutti i peccatori, ogni uomo che agisce senza timore di Dio.

Il diavolo Caronte, con i suoi occhi fiammeggianti,
con un solo cenno raccoglie tutte le anime sulla barca;
colpisce con il remo chiunque si attardi a salire.

Come in autunno le foglie cadono dagli alberi
l’una dopo l’altra, fino a ché il ramo
vede giacere in terra tutte le sue spoglie,

allo stesso modo, quei cattivi discendenti di Adamo
si lanciano dalla riva sulla barca di Caronte una ad una,
ad un suo cenno, come l’uccello spinto dal richiamo del cacciatore.

Quindi procedono in barca su quell’acqua scura,
e non fanno in tempo a scendere sull’altra sponda del fiume,
che una nuova schiera di anime si è già radunata sulla prima sponda.

“Figliolo mio”, mi disse in modo cortese il mio maestro,
“quelli che sono morti nel peccato capitale, suscitando l’ira di Dio,
tutti giungono poi qui da ogni parte del mondo;

e sono tutti pronti per oltrepassare il fiume Acheronte,
spinti dalla giustizia divina tanto
che la paura per il loro destino viene tramutata in desiderio.

Da qui non passa mai nessuna anima buona, non dannata;
perciò, se Caronte si lamentò della tua presenza,
puoi ben capire quanto possa essere un buon segno”.

Finito questo discorso, la buia campagna dove ci trovavamo
cominciò a tremare tanto forte che il suo ricordo,
per lo spavento, mi fa ancora gocciolare di sudore.

Da quella terra di pianti si sprigionò un forte vento,
che lampeggiò con una luce rossa,
la quale mi fece perdere coscienza;

e caddi quindi a terra come chi improvvisamente è vinto dal sonno.

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