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Parafrasi canto 32 (XXXII) dell’Inferno di Dante

“Io sono vivo, e può esserti cosa gradita”
fu la mia risposta, “se cerchi fama nel mondo,
se vuoi che io scriva il tuo nome nei versi che scriverò”.

Ed egli a me: “Io desidero esattamente il contrario;
levati di qua quindi e non mi dare più fastidio,
perchè non puoi lusingare nessuno in questa bassura!”.

Allora lo presi per i capelli,
e dissi: “Ti converrà dirmi come ti chiami,
o non ti rimarrà attaccato nessun capello”.

Quindi egli disse a me: “Anche se tu mi strappassi tutti
i capelli, io non ti dirò chi sono, nemmeno ti mostrerò
il volto, anche se mi venissi sul capo mille volte”.

Io avevo già avvolto i capelli nella mano,
e gli avevo già strappato più di una ciocca, mentre lui
latrava come un cane tenendo gli occhi e il volto verso il basso,

quando un altro dannato gridò: “Che cos’hai Bocca?
non ti basta battere le mascelle per il freddo,
devi anche latrare? che diavolo ti tocca?”.

“Ormai” dissi io “non voglio più che parli,
malvagio traditore; perchè, per la tua vergogna,
io porterò nel mondo le vere notizie su di te”.

“Va via” mi rispose, “e racconta ciò che vuoi;
ma non tacere, se tu uscirai di qua, il nome
di colui che ebbe la lingua così pronta a svelarmi.

Egli qui piange l’oro ricevuto dai francesi:
e tu potrai dire “Io vidi l’uomo di Dovara
là dove i peccatori stanno al fresco”.

E se ti chiederanno “chi altri c’era laggiù?”,
hai qui di fianco Tesauro di Beccheria
al quale Firenze fece tagliare la gola.

Credo che ci sia anche Gianni dei Soldanieri un pò
più in là assieme a Gano di Maganza ed a Tebaldello,
che aprì le porte di Faenza ai Geremei mentre tutti dormivano”.

Noi ci eravamo già allontanti da lui, quando
io vidi due dannati ghiacciati in una sola buca,
in modo che il capo dell’uno faceva da cappello all’altro;

e come si mangia il pane per fame, così quello
che stava sopra aveva i denti conficcati nell’altro
là dove il cranio si congiunge alla nuca:

Non diversamente Tideo rose
le tempie a Menalippo per rabbia, come costui
rodeva il teschio e il resto della testa all’altro.

“O tu che mostri in modo così bestiale
l’odio contro costui che stai divorando,
dimmi il perchè” dissi io, “a questo patto:

che se tu hai un buon motivo per lagnarti così di lui,
potendo sapere chi siete e quale è la sua colpa,
lassù nel mondo io contraccambierò,

se non mi si seccherà la lingua con cui io ora parlo”.

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