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Parafrasi canto 23 (XXIII) dell’Inferno di Dante

come fece il mio maestro scivolando giù per il margine
della nuova bolgia, portando me sopra il suo petto,
come se fossi suo figlio e non il suo compagno.

Non appena i suoi piedi toccarono il fondo basso
della sesta bolgia, i Malebranche raggiunsero la cresta dell’argine
sopra di noi; ma ora non vi era oramai più motivo di aver paura;

perchè la suprema provvidenza di Dio che li ha voluti
come ministri della quinta bolgia,
toglie a tutti loro il potere di allontanarsene.

Laggiù ci trovammo di fronte gente con viso e abiti dipinti
che facevano il giro intorno alla bolgia con passi molto lenti,
piangendo e con un aspetto stanco e abbattuto.

Essi portavano indosso mantelli con cappucci tenuti bassi
davanti agli occhi, fatti sulla taglia
che si usa per i monaci di Cluny.

Esternamente sono tutti dorati, cosicchè abbagliano la vista;
ma dentro sono tutti di piombo, e tanto pesanti, che, in confronto
a quelle che Federico II faceva mettere ai traditori, sembravano di paglia.

Oh manto eternamente faticoso da portare!
Anche noi ci misimo di nuovoin moto verso sinistra
insieme a loro, tutti concentrati sulla loro triste pena;

ma a causa del peso che portava addosso, quella gente stanca
camminava così lentamente che noi avevamo al fianco nuovi
dannati ad ogni nostro passo fatto in avanti.

Perciò io dissi alla mia guida: “Fa’ in modo di trovare
qualcuno che si conosca di nome o per le sue opere, per le sue azioni,
e con lo sguardo, mentre ci muoviamo, cerca intorno a noi”.

E una di quelle anime, che capì la mia parlata toscana,
ci gridò dietro: “Frenate il passo,
voi che correte tanto in quest’aria offuscata!

Perché forse potrai già avrere da me quello che tu hai chiesto”.
Quindi Virgilio si voltò e mi disse: “Aspettalo,
e poi cammina tenendo il suo passo”.

Io mi fermai, e vidi due dannati mostrare col viso la grande fretta,
che avevano nell’animo, di stare in mia compagnia;
ma il carico e la via stretta li facevano tardare, li rallentavano.

Quando giunsero al mio fianco, mi guardarono per un po’ con gli
occhi di traverso a causa del cappuccio senza dire nessuna parola;
poi volgendosi l’uno verso l’altro e dissero:

“A guardare il moto della gola nel respirare, costui sembra vivo;
ma se invece son morti, per quale privilegio
possono camminare senza essere coperti dal pesante mantello?”.

Poi rivolgendosi a me dissero: “O Toscano, tu che fino al collegio
dei tristi ipociti sei giunto,
non rifiutarti ora di dirci chi sei”.

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