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Parafrasi canto 22 (XXII) dell’Inferno di Dante

A queste parole Barbariccia, il grande capo, si rivolse a Farfarello
che stava stralunando gli occhi per vibrare il colpo e ferire Ciampòlo
e disse:”Fatti più in là, allontanati, uccellaccio maligno”.

“Se voi volete vedere e sentire”
riprese a parlare allora Ciampòlo, ripreso un poco il coraggio,
“anime Toscane o Lombarde, io ne farò venire a galla qualcuna;

ma è necessario che i diavoli Malebranche stiano un pò distanti,
cosicchè i miei compagni non abbiamo a temere la loro vendetta;
allora io, stando seduto in questo stesso posto in cui mi trovo,

pur trovandomi da solo, ne farò venire a riva sette, mettendomi
solo a fischiettare, come siamo soliti fare quando qualcuno
si tira a galla, fuori dalla pece, e vede che non ci sono pericoli.”

Cagnazzo, sentendo una simile proposta, alzò il muso scrollando
il capo in segno di disapprovazione, e disse: “Senti che inganno
si è inventato per riuscire a scapparci, ributtandosi nella pece.”

Ma Ciampòlo, che in fatto di inganni era un grande esperto,
rispose: “Se al limite inganno qualcuno, inganno i miei compagni,
che richiamo esponendoli a pericoli maggiori.”

Alichino non seppe allora trattenersi, e, in contrapposizione
agli altri demoni, disse all’anima: “Sappi che se tu ti getterai
giù nella fossa, io non ti correrò certo dietro,

ma verrò ad afferrarti volando veloce con le ali sopra la pece:
lasciamolo pure libero sull’argine e noi andiamo a nasconderci dietro
il pendio, e vediamo se da solo vale più di tutti noi.”

Oh lettore, sentirai adesso di una gara mai vista: ogni demonio si girò,
rivolgendo il proprio sguardo verso l’altro pendio della bolgia, primo
tra tutti Cagnazzo, che sembrava essere quello più difficile da convincere.

Ciampòlo, il navarrese, colse al volo il momento giusto:
puntò bene entrambi i piedi a terra e nello stesso istante
spiccò un salto, liberandosi da Barbariccia, il loro gran comandante.

Ogni diavolo si sentì punto dal rimorso,
ma più di tutto si sentì punto Alichino, che era stato la causa;
Perciò spiccò subito il volo gridando: “Ora ci sei! Sei mio”

Ma gli servì a poco: perché le sua ali non riuscirono a battere
in velocità la paura di Ciampòlo: questo si immerse subito nella pece,
l’altro dovette tirarsi dritto e tornare indietro a mani vuote:

non diversamente l’anatra, improvvisamente,
si tuffa sott’acqua quando sente avvicinarsi il falcone,
che torna su in alto nel cielo sconfitto e per questo adirato.

Calcabrina, arrabbiato per la beffa subita, volò subito
dietro ad Alichino sperando che Ciampòlo riuscisse a scappare,
così da poter attaccare lite con il compagno;

perciò, non appena il barattiere si fu messo al riparo sotto la pece,
rivolse subito i propri artigli verso Alichino,
lo afferò e lo trascinò così preso sopra il fosso.

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