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Il castello dell’Innominato | Sulle tracce de I Promessi Sposi

La rocca dell'Innominato, la salitaIl castello dell’innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d’un poggio che sporge in fuori da un’aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad essa o separatone, da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e di precipizi, che si prolungano anche dalle due parti. Quella che guarda la valle è la sola praticabile; un pendìo piuttosto erto, ma uguale e continuato; a prati in alto; nelle falde a campi, sparsi qua e là di casucce. Il fondo è un letto di ciottoloni, dove scorre un rigagnolo o torrentaccio, secondo la stagione: allora serviva di confine ai due stati. I gioghi opposti, che formano, per dir così, l’altra parete della valle, hanno anch’essi un po’ di falda coltivata; il resto è schegge e macigni, erte ripide, senza strada e nude, meno qualche cespuglio ne’ fessi e sui ciglioni.

La rocca dell'Innominato, l'ingressoDall’alto del castellaccio, come l’aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all’intorno tutto lo spazio dove piede d’uomo potesse posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né piú in alto. Dando un’occhiata in giro, scorreva tutto quel recinto, i pendìi, il fondo, le strade praticate là dentro. Quella che, a gomiti e a giravolte, saliva al terribile domicilio, si spiegava davanti a chi guardasse di lassú, come un nastro serpeggiante: dalle finestre, dalle feritoie, poteva il signore contare a suo bell’agio i passi di chi veniva, e spianargli l’arme contro, cento volte. E anche d’una grossa compagnia, avrebbe potuto, con quella guarnigione di bravi che teneva lassú, stenderne sul sentiero, o farne ruzzolare al fondo parecchi, prima che uno arrivasse a toccar la cima. Del resto, non che lassú, ma neppure nella valle, e neppur di passaggio, non ardiva metter piede nessuno che non fosse ben visto dal padrone del castello. Il birro poi che vi si fosse lasciato vedere, sarebbe stato trattato come una spia nemica che venga colta in un accampamento. Si raccontavano le storie tragiche degli ultimi che avevano voluto tentar l’impresa; ma eran già storie antiche; e nessuno de’ giovani si rammentava d’aver veduto nella valle uno di quella razza, né vivo, né morto…

La rocca dell'InnominatoÈ con queste parole che Alessandro Manzoni apre il XX capitolo del romanzo I Promessi Sposi: il personaggio misterioso dell’Innominato viene introdotto partendo dalla descrizione dell’irraggiungibile castello presso cui quel signore misterioso soggiorna.

La tradizione colloca il castello descritto da Manzoni su un impervio sperone del monte Magnodeno, presso Somasca, frazione di Vercurago in provincia di Lecco. Si ritiene infatti che questa rocca fu una residenza di Francesco Bernardino Visconti, il controverso nobile al quale Manzoni si ispirò per creare la figura dell’Innominato.

Smantellato nel 1509 ad opera delle truppe francesi e saccheggiato negli anni a seguire dai locali per ricavare materiale da costruzione, il castello conserva oggi ben poco della struttura originaria, ma mantiene comunque ancora totalmente inalterato tutto il suo antico fascino.

Salendo lungo una antica scalinata scavata nella roccia, si giunge ai piedi dello sperone roccioso su cui è adagiata la rocca. Si accede all’interno delle sue mura perimetrali attraversando un suggestivo cancello e la vista che si può godere da lassù sulla valle circostante, sul lago di Olginate e sui monti circostanti, è di quelle capaci di lasciare un uomo senza fiato.

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