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Testo del canto 46 (XLVI) del poema Orlando Furioso

70
ove in Adrianopoli servato
gli era lo scettro e la real corona:
ma venga egli a difendersi lo stato;
ch’a danni lor di nuovo si ragiona
che più numer di gente apparecchiato
ha Costantino, e torna anco in persona:
ed essi, se ‘l suo re ponno aver seco,
speran di torre a lui l’imperio greco.

71
Ruggiero accettò il regno, e non contese
ai preghi loro, e in Bulgheria promesse
di ritrovarsi dopo il terzo mese,
quando Fortuna altro di lui non fêsse.
Leone Augusto che la cosa intese,
disse a Ruggier, ch’alla sua fede stesse,
che, poi ch’egli de’ Bulgari ha il domìno,
la pace è tra lor fatta e Costantino:

72
né da partir di Francia s’avrà in fretta,
per esser capitan de le sue squadre;
che d’ogni terra ch’abbiano suggetta,
far la rinunzia gli farà dal padre.
Non è virtù che di Ruggier sia detta,
ch’a muover sì l’ambiziosa madre
di Bradamante, e far che ‘l genero ami,
vaglia, come ora udir, che re si chiami.

73
Fansi le nozze splendide e reali,
convenienti a chi cura ne piglia:
Carlo ne piglia cura, e le fa quali
farebbe, maritando una sua figlia.
I merti de la donna erano tali,
oltre a quelli di tutta sua famiglia,
ch’a quel signor non parria uscir del segno,
se spendesse per lei mezzo il suo regno.

74
Libera corte fa bandire intorno,
ove sicuro ognun possa venire;
e campo franco sin al nono giorno
concede a chi contese ha da partire.
Fe’ alla campagna l’apparato adorno
di rami intesti e di bei fiori ordire,
d’oro e di seta poi, tanto giocondo,
che ‘l più bel luogo mai non fu nel mondo.

75
Dentro a Parigi non sariano state
l’innumerabil genti peregrine,
povare e ricche e d’ogni qualitate,
che v’eran, greche, barbare e latine.
Tanti signori, e imbascierie mandate
di tutto ‘l mondo, non aveano fine:
erano in padiglion, tende e frascati
con gran commodità tutti alloggiati.

76
Con eccellente e singulare ornato
la notte inanzi avea Melissa maga
il maritale albergo apparecchiato,
di ch’era stata già gran tempo vaga.
Già molto tempo inanzi desiato
questa copula avea quella presaga:
de l’avvenir presaga, sapea quanta
bontade uscir dovea da la lor pianta.

77
Posto avea il genial letto fecondo
in mezzo un padiglione amplo e capace,
il più ricco, il più ornato, il più giocondo
che già mai fosse o per guerra o per pace,
o prima o dopo, teso in tutto ‘l mondo;
e tolto ella l’avea dal lito trace:
l’avea di sopra a Costantin levato,
ch’a diporto sul mar s’era attendato.

78
Melissa di consenso di Leone,
o più tosto per dargli maraviglia,
e mostrargli de l’arte paragone,
ch’al gran vermo infernal mette la briglia,
e che di lui, come a lei par, dispone,
e de la a Dio nimica empia famiglia;
fe’ da Costantinopoli a Parigi
portare il padiglion dai messi stigi.

79
Di sopra a Costantin ch’avea l’impero
di Grecia, lo levò da mezzo giorno,
con le corde e col fusto, e con l’intero
guernimento ch’avea dentro e d’intorno:
lo fe’ portar per l’aria, e di Ruggiero
quivi lo fece alloggiamento adorno.
Poi, finite le nozze, anco tornollo
miraculosamente onde levollo.

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