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Testo del canto 46 (XLVI) del poema Orlando Furioso

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E dice: – Se quel dì, Ruggier, ch’offeso
fu il campo mio dal valor tuo stupendo,
ancor ch’io t’avea in odio, avessi inteso
che tu fossi Ruggier, come ora intendo;
così la tua virtù m’avrebbe preso,
come fece anco allor, non lo sapendo;
e così spinto dal cor l’odio, e tosto
questo amor ch’io ti porto, v’avria posto.

41
Che prima il nome di Ruggiero odiassi,
ch’io sapessi che tu fosse Ruggiero,
non negherò: ma ch’or più inanzi passi
l’odio ch’io t’ebbi, t’esca del pensiero.
E se, quando di carcere io ti trassi,
n’avesse, come or n’ho, saputo il vero;
il medesimo avrei fatto anco allora,
ch’a benefizio tuo son per far ora.

42
E s’allor volentier fatto l’avrei,
ch’io non t’era, come or sono, obligato;
quant’or più farlo debbo, che sarei,
non lo facendo, il più d’ogn’altro ingrato;
poi che negando il tuo voler, ti sei
privo d’ogni tuo bene, e a me l’hai dato.
Ma te lo rendo, e più contento sono
renderlo a te, ch’aver io avuto il dono.

43
Molto più a te, ch’a me, costei conviensi,
la qual, ben ch’io per li suoi merit’ami,
non è però, s’altri l’avrà, ch’io pensi,
come tu, al viver mio romper li stami.
Non vo’ che la tua morte mi dispensi,
che possi, sciolto ch’ella avrà i legami
che son del matrimonio ora fra voi,
per legitima moglie averla io poi.

44
Non che di lei, ma restar privo voglio
di ciò c’ho al mondo, e de la vita appresso,
prima che s’oda mai ch’abbia cordoglio
per mia cagion tal cavalliero oppresso.
De la tua difidenza ben mi doglio;
che tu che puoi, non men che di te stesso,
di me dispor, più tosto abbi voluto
morir di duol, che da me avere aiuto. –

45
Queste parole ed altre suggiungendo,
che tutte saria lungo riferire,
e sempre le ragion redarguendo,
ch’in contrario Ruggier gli potea dire;
fe’ tanto, ch’al fin disse: – Io mi ti rendo,
e contento sarò di non morire.
Ma quando ti sciorrò l’obligo mai,
ché due volte la vita dato m’hai? –

46
Cibo soave e precioso vino
Melissa ivi portar fece in un tratto;
e confortò Ruggier, ch’era vicino,
non s’aiutando, a rimaner disfatto.
Sentito in questo tempo avea Frontino
cavalli quivi, e v’era accorso ratto.
Leon pigliar da li scudieri suoi
lo fe’ e sellare, ed a Ruggier dar poi;

47
il qual con gran fatica, ancor ch’aiuto
avesse da Leon, sopra vi salse:
così quel vigor manco era venuto,
che pochi giorni inanzi in modo valse,
che vincer tutto un campo avea potuto,
e far quel che fe’ poi con l’arme false.
Quindi partiti, giunser, che più via
non fer di mezza lega, a una badia:

48
ove posaro il resto di quel giorno,
e l’altro appresso, e l’altro tutto intero,
tanto che ‘l cavallier dal liocorno
tornato fu nel suo vigor primiero.
Poi con Melissa e con Leon ritorno
alla città real fece Ruggiero,
e vi trovò che la passata sera
l’imbasciaria de’ Bulgari giunt’era.

49
Che quella nazion, la qual s’avea
Ruggiero eletto re, quivi a chiamarlo
mandava questi suoi, che si credea
d’averlo in Francia appresso al magno Carlo:
perché giurargli fedeltà volea,
e dar di sé dominio, e coronarlo.
Lo scudier di Ruggier, che si ritrova
con questa gente, ha di lui dato nuova.

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