Footer menù

Testo del canto 45 (XLV) del poema Orlando Furioso

80
O misera donzella, se costui
tu conoscessi, a cui dar morte brami,
se lo sapessi esser Ruggier, da cui
de la tua vita pendono li stami;
so ben ch’uccider te, prima che lui,
vorresti; che di te so che più l’ami:
e quando lui Ruggiero esser saprai,
di questi colpi ancor, so, ti dorrai.

81
Carlo e molt’altri seco, che Leone
esser costui credeansi, e non Ruggiero,
veduto come in arme, al paragone
di Bradamante, forte era e leggiero;
e, senza offender lei, con che ragione
difender si sapea; mutan pensiero,
e dicon: – Ben convengono amendui;
ch’egli è di lei ben degno, ella di lui. –

82
Poi che Febo nel mar tutt’è nascoso,
Carlo, fatta partir quella battaglia,
giudica che la donna per suo sposo
prenda Leon, ne ricusar lo vaglia.
Ruggier, senza pigliar quivi riposo,
senz’elmo trarsi o alleggierirsi maglia,
sopra un picciol ronzin torna in gran fretta
ai padiglioni ove Leon l’aspetta.

83
Gittò Leone al cavallier le braccia
duo volte e più fraternamente al collo;
e poi, trattogli l’elmo da la faccia,
di qua e di là con grande amor baciollo.
– Vo’ (disse) che di me sempre tu faccia
come ti par; che mai trovar satollo
non mi potrai, che me e lo stato mio
spender tu possa ad ogni tuo disio.

84
Né veggo ricompensa che mai questa
obligazion ch’io t’ho, possi disciorre;
e non, s’ancora io mi levi di testa
la mia corona, e a te la venghi a porre. –
Ruggier, di cui la mente ange e molesta
alto dolore, e che la vita aborre,
poco risponde, e l’insegne gli rende,
che n’avea aute, e ‘l suo liocorno prende.

85
E stanco dimostrandosi e svogliato,
più tosto che poté, da lui levosse;
ed al suo alloggiamento ritornato,
poi che fu mezzanotte, tutto armosse;
e sellato il destrier, senza commiato,
e senza che d’alcun sentito fosse,
sopra vi salse, e si drizzò al camino
che più piacer gli parve al suo Frontino.

86
Frontino or per via dritta or per via torta,
quando per selve e quando per campagna
il suo signor tutta la notte porta,
che non cessa un momento che non piagna:
chiama la morte, e in quella si conforta,
che l’ostinata doglia sola fragna;
né vede, altro che morte, chi finire
possa l’insopportabil suo martire.

87
– Di chi mi debbo, ohimè! (dicea) dolere,
che così m’abbia a un punto ogni ben tolto?
Deh, s’io non vo’ l’ingiuria sostenere
senza vendetta, incontra a cui mi volto?
Fuor che me stesso, altri non so vedere,
che m’abbia offeso ed in miseria volto.
Io m’ho dunque di me contra a me stesso
da vendicar, c’ho tutto il mal commesso.

88
Pur, quando io avessi fatto solamente
a me l’ingiuria, a me forse potrei
donar perdon, se ben difficilmente;
anzi vo’ dir che far non lo vorrei:
or quanto, poi che Bradamante sente
meco l’ingiuria ugual, men lo farei?
Quando bene a me ancora io perdonassi,
lei non convien ch’invendicata lassi.

89
Per vendicar lei dunque debbo e voglio
ogni modo morir, né ciò mi pesa;
ch’altra cosa non so ch’al mio cordoglio,
fuor che la morte, far possa difesa.
Ma sol, ch’allora io non mori’, mi doglio,
che fatto ancora io non le aveva offesa.
Oh me felice, s’io moriva allora
ch’era prigion de la crudel Teodora!

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web