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Testo del canto 45 (XLV) del poema Orlando Furioso

40
tal Bradamante si dolea, che tolto
le fosse stato il suo Ruggier temea,
di lacrime bagnando spesso il volto,
ma più celatamente che potea.
Oh quanto, quanto si dorria più molto,
s’ella sapesse quel che non sapea,
che con pena e con strazio il suo consorte
era in prigion, dannato a crudel morte!

41
La crudeltà ch’usa l’iniqua vecchia
contra il buon cavallier che preso tiene,
e che di dargli morte s’apparecchia
con nuovi strazi e non usate pene,
la superna Bontà fa ch’all’orecchia
del cortese figliuol di Cesar viene;
e che gli mette in cor, come l’aiute,
e non lasci perir tanta virtute.

42
Il cortese Leon che Ruggiero ama
(non che sappi però che Ruggier sia),
mosso da quel valor ch’unico chiama,
e che gli par che soprumano sia,
molto fra sé discorre, ordisce e trama,
e di salvarlo al fin trova la via,
in guisa che da lui la zia crudele
offesa non si tenga e si querele.

43
Parlò in secreto a chi tenea la chiave
de la prigione; e che volea, gli disse,
vedere il cavallier pria che sì grave
sentenza, contra lui data, seguisse.
Giunta la notte, un suo fedel seco have
audace e forte, ed atto a zuffe e a risse;
e fa che ‘l castellan, senz’altrui dire
ch’egli fosse Leon, gli viene aprire.

44
Il castellan, senza ch’alcun de’ sui
seco abbia, occultamente Leon mena
col compagno alla torre ove ha colui
che si serba all’estrema d’ogni pena.
Giunti là dentro, gettano amendui
al castellan che volge lor la schena
per aprir lo sportello, al collo un laccio,
e subito gli dan l’ultimo spaccio.

45
Apron la cataratta, onde sospeso
al canape, ivi a tal bisogno posto,
Leon si cala, e in mano ha un torchio acceso,
là dove era Ruggier dal sol nascosto.
Tutto legato, e s’una grata steso
lo trova, all’acqua un palmo e men discosto.
L’avria in un mese e in termine più corto,
per sé, senz’altro aiuto, il luogo morto.

46
Leon Ruggier con gran pietade abbraccia,
e dice: – Cavallier, la tua virtude
indissolubilmente a te m’allaccia
di voluntaria eterna servitute;
e vuol che più il tuo ben, che ‘l mio, mi piaccia,
né curi per la tua la mia salute,
e che la tua amicizia al padre e a quanti
parenti io m’abbia al mondo, io metta inanti.

47
Io son Leone, acciò tu intenda, figlio
di Costantin, che vengo a darti aiuto,
come vedi, in persona, con periglio
(se mai dal padre mio sarà saputo)
d’esser cacciato, o con turbato ciglio
perpetuamente esser da lui veduto;
che per la gente la qual rotta e morta
da te gli fu a Belgrado, odio ti porta. –

48
E seguitò, più cose altre dicendo
da farlo ritornar da morte a vita;
e lo vien tuttavolta disciogliendo.
Ruggier gli dice: – Io v’ho grazia infinita;
e questa vita ch’or mi date, intendo
che sempremai vi sia restituita,
che la vogliate riavere, ed ogni
volta che per voi spenderla bisogni. –

49
Ruggier fu tratto di quel loco oscuro,
e in vece sua morto il guardian rimase;
né conosciuto egli né gli altri furo.
Leon menò Ruggiero alle sue case,
ove a star seco tacito e sicuro
per quattro o per sei dì gli persuase;
che riaver l’arme e ‘l destrier gagliardo
gli faria intanto, che gli tolse Ungiardo.

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