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Testo del canto 44 (XLIV) del poema Orlando Furioso

80
Dentro a Belgrado, e fuor per tutto il monte,
e giù fin dove il fiume il piè gli lava,
l’esercito del Bulgari gli è a fronte;
e l’uno e l’altro a ber viene alla Sava.
Sul fiume il Greco per gittare il ponte,
il Bulgar per vietarlo armato stava,
quando Ruggier vi giunse; e zuffa grande
attaccata trovò fra le due bande.

81
I Greci son quattro contr’uno, ed hanno
navi coi ponti da gittar ne l’onda;
e di voler fiero sembiante fanno
passar per forza alla sinistra sponda.
Leone intanto, con occulto inganno
dal fiume discostandosi, circonda
molto paese, e poi vi torna, e getta
ne l’altra ripa i ponti, e passa in fretta:

82
e con gran gente, chi in arcion, chi a piede
(che non n’avea di ventimila un manco),
cavalcò lungo la riviera, e diede
con fiero assalto agl’inimici al fianco.
L’imperator, tosto che ‘l figlio vede
sul fiume comparirsi al lato manco,
ponte aggiungendo a ponte e nave a nave,
passa di là con quanto esercito have.

83
Il capo, il re de’ Bulgari Vatrano,
animoso e prudente e pro’ guerriero,
di qua e di là s’affaticava invano
per riparare a un impeto sì fiero;
quando cingendol con robusta mano
Leon, gli fe’ cader sotto il destriero:
e poi che dar prigion mai non si volse,
con mille spade la vita gli tolse.

84
I Bulgari sin qui fatto avean testa;
ma quando il lor signor si vider tolto,
e crescer d’ogn’intorno la tempesta,
voltar le spalle ove avean prima il volto.
Ruggier, che misto vien fra i Greci, e questa
sconfitta vede, senza pensar molto,
i Bulgari soccorrer si dispone,
perch’odia Costantino e più Leone.

85
Sprona Frontin che sembra al corso un vento,
e inanzi a tutti i corridori passa;
e tra la gente vien, che per spavento
al monte fugge, e la pianura lassa.
Molti ne ferma, e fa voltare il mento
contra i nimici, e poi la lancia abassa;
e con sì fier sembiante il destrier muove,
che fin nel ciel Marte ne teme e Giove.

86
Dinanzi agli altri un cavalliero adocchia,
che riccamato nel vestir vermiglio
avea d’oro e di seta una pannocchia
con tutto il garbo, che parea di miglio;
nipote a Costantin per la sirocchia,
ma che non gli era men caro, che figlio:
gli spezza scudo e osbergo, come vetro,
e fa la lancia un palmo apparir dietro.

87
Lascia quel morto, e Balisarda stringe
verso uno stuol che più si vede appresso;
e contra a questo e contra a quel si spinge,
ed a chi tronco ed a chi il capo ha fesso:
a chi nel petto, a chi nel fianco tinge
il brando, e a chi l’ha ne la gola messo:
taglia busti, anche, braccia, mani e spalle;
e il sangue, come un rio, corre alla valle.

88
Non è, visti quei colpi, chi gli faccia
contrasto più, così n’è ognun smarrito;
sì che si cangia subito la faccia
de la battaglia; che tornando ardito,
il petto volge, e ai Greci dà la caccia
il Bulgaro che dianzi era fuggito:
in un momento ogni ordine disciolto
si vede, e ogni stendardo a fuggir volto.

89
Leone Augusto s’un poggio eminente,
vedendo i suoi fuggir, s’era ridutto;
e sbigottito e mesto ponea mente
(perch’era in loco che scopriva il tutto)
al cavallier ch’uccidea tanta gente,
che per lui sol quel campo era distrutto:
e non può far, se ben n’è offeso tanto,
che non lo lodi e gli dia in arme il vanto.

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