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Testo del canto 44 (XLIV) del poema Orlando Furioso

70
– Il don ch’io bramo da l’Altezza vostra,
è che non lasci mai marito darme
(disse la damigella), se non mostra
che più di me sia valoroso in arme.
Con qualunche mi vuol, prima o con giostra
o con la spada in mano ho da provarme.
Il primo che mi vinca, mi guadagni:
chi vinto sia, con altra s’accompagni. –

71
Disse l’imperator con viso lieto,
che la domanda era di lei ben degna;
e che stesse con l’animo quieto,
che farà a punto quanto ella disegna.
Non è questo parlar fatto in segreto
sì, ch’a notizia altrui tosto non vegna;
e quel giorno medesimo alla vecchia
Beatrice e al vecchio Amon corre all’orecchia.

72
Li quali parimente arser di grande
sdegno contro alla figlia, e di grand’ira;
che vider ben con queste sue domande,
ch’ella a Ruggier più ch’a Leone aspira:
e presti per vietar che non si mande
questo ad effetto, a ch’ella intende e mira,
la levaro con fraude de la corte,
e la menaron seco a Roccaforte.

73
Quest’era una fortezza ch’ad Amone
donato Carlo avea pochi dì inante,
tra Pirpignano assisa e Carcassone,
in loco a ripa il mar, molto importante.
Quivi la ritenean come in prigione
con pensier di mandarla un dì in Levante;
sì ch’ogni modo, voglia ella o non voglia,
lasci Ruggier da parte, e Leon toglia.

74
La valorosa donna, che non meno
era modesta, ch’animosa e forte;
ancor che posto guardia non l’avieno,
e potea entrare e uscir fuor de le porte;
pur stava ubbidiente sotto il freno
del padre: ma patir prigione e morte,
ogni martìre e crudeltà più tosto
che mai lasciar Ruggier, s’avea proposto.

75
Rinaldo, che si vide la sorella
per astuzia d’Amon tolta di mano,
e che dispor non potrà più di quella,
e ch’a Ruggier l’avrà promessa invano;
si duol del padre, e contra a lui favella,
posto il rispetto filial lontano.
Ma poco cura Amon di tai parole,
e di sua figlia a modo suo far vuole.

76
Ruggier, che questo sente, ed ha timore
di rimaner de la sua donna privo,
e che l’abbia o per forza o per amore
Leon, se resta lungamente vivo;
senza parlarne altrui si mette in core
di far che muoia, e sia d’Augusto, Divo;
e tor, se non l’inganna la sua speme,
al padre e a lui la vita e ‘l regno insieme.

77
L’arme che fur già del troiano Ettorre,
e poi di Mandricardo, si riveste,
e fa la sella al buon Frontino porre,
e cimier muta, scudo e sopraveste.
A questa impresa non gli piacque torre
l’aquila bianca nel color celeste,
ma un candido liocorno, come giglio,
vuol ne lo scudo, e ‘l campo abbia vermiglio.

78
Sceglie de’ suoi scudieri il più fedele,
e quel vuole e non altri in compagnia;
e gli fa commission, che non rivele
in alcun loco mai, che Ruggier sia.
Passa la Mosa e ‘l Reno, e passa de le
contrade d’Ostericche, in Ungheria;
e lungo l’Istro per la destra riva
tanto cavalca, ch’a Belgrado arriva.

79
Ove la Sava nel Danubio scende,
e verso il mar maggior con lui dà volta,
vede gran gente in padiglioni e tende
sotto l’insegne imperial raccolta;
che Costantino ricovrare intende
quella città che i Bulgari gli han tolta.
Costantin v’è in persona, e ‘l figliuol seco
con quanto può tutto l’imperio greco.

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