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Testo del canto 44 (XLIV) del poema Orlando Furioso

10
acciò che de le due progenie illustri
che non han par di nobiltade al mondo,
nasca un lignaggio che più chiaro lustri,
che ‘l chiaro sol, per quanto gira a tondo;
e come andran più inanzi ed anni e lustri,
sarà più bello, e durerà (secondo
che Dio m’ispira, acciò ch’a voi nol celi)
fin che terran l’usato corso i cieli. –

11
E seguitando il suo parlar più inante,
fa il santo vecchio sì, che persuade
che Rinaldo a Ruggier dia Bradamante,
ben che pregar né l’un né l’altro accade.
Loda Olivier col principe d’Anglante,
che far si debba questa affinitade;
il che speran ch’approvi Amone e Carlo,
e debba tutta Francia commendarlo.

12
Così dicean; ma non sapean ch’Amone,
con voluntà del figlio di Pipino,
n’avea dato in quei giorni intenzione
all’imperator greco Costantino,
che gliele domandava per Leone
suo figlio e successor nel gran domìno.
Se n’era, pel valor che n’avea inteso,
senza vederla, il giovinetto acceso.

13
Riposto gli avea Amon, che da sé solo
non era per concludere altramente,
né pria che ne parlasse col figliuolo
Rinaldo, da la corte allora assente;
il qual credea che vi verrebbe a volo,
e che di grazia avria sì gran parente:
pur, per molto rispetto che gli avea,
risolver senza lui non si volea.

14
Or Rinaldo lontan dal padre, quella
pratica imperial tutta ignorando,
quivi a Ruggier promette la sorella
di suo parere, e di parer d’Orlando
e degli altri ch’avea seco alla cella,
ma sopra tutti l’eremita instando:
e crede veramente che piacere
debba ad Amon quel parentado avere.

15
Quel dì e la notte, e del seguente giorno
steron gran parte col monaco saggio,
quasi obliando al legno far ritorno,
ben che il vento spirasse al lor viaggio.
Ma i lor nocchieri, a cui tanto soggiorno
increscea omai, mandar più d’un messaggio,
che sì li stimular de la partita,
ch’a forza li spiccar da l’eremita.

16
Ruggier che stato era in esilio tanto,
né da lo scoglio avea mai mosso il piede,
tolse licenza da quel mastro santo
ch’insegnata gli avea la vera fede.
La spada Orlando gli rimesse a canto,
l’arme d’Ettorre, e il buon Frontin gli diede;
sì per mostrar del suo amor segno espresso,
sì per saper che dianzi erano d’esso.

17
E quantunque miglior ne l’incantata
spada ragione avesse il paladino,
che con pena e travaglio già levata
l’avea dal formidabile giardino,
che non avea Ruggiero a cui donata
dal ladro fu, che gli diè ancor Frontino;
pur volentier gliele donò col resto
de l’arme, tosto che ne fu richiesto.

18
Fur benedetti dal vecchio devoto,
e sul navilio al fin si ritornaro.
I remi all’acqua, e dier le vele al Noto;
e fu lor sì sereno il tempo e chiaro,
che non vi bisognò priego né voto,
fin che nel porto di Marsilia entraro.
Ma quivi stiano tanto, ch’io conduca
insieme Astolfo, il glorioso duca.

19
Poi che de la vittoria Astolfo intese,
che sanguinosa e poco lieta s’ebbe;
vedendo che sicura da l’offese
d’Africa oggimai Francia esser potrebbe,
pensò che ‘l re de’ Nubi in suo paese
con l’esercito suo rimanderebbe
per la strada medesima che tenne
quando contra Biserta se ne venne.

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