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Testo del canto 44 (XLIV) del poema Orlando Furioso

90
Ben comprende all’insegne e sopravesti,
all’arme luminose e ricche d’oro,
che quantunque il guerrier dia aiuto a questi
nimici suoi, non sia però di loro.
Stupido mira i soprumani gesti,
e talor pensa che dal sommo coro
sia per punire i Greci un agnol sceso,
che tante e tante volte hanno Dio offeso.

91
E come uom d’alto e di sublime core,
ove l’avrian molt’altri in odio avuto,
egli s’innamorò del suo valore,
né veder fargli oltraggio avria voluto:
gli sarebbe per un de’ suoi che muore,
vederne morir sei manco spiaciuto,
e perder anco parte del suo regno,
che veder morto un cavallier sì degno.

92
Come bambin, se ben la cara madre
iraconda lo batte e da sé caccia,
non ha ricorso alla sorella o al padre,
ma a lei ritorna, e con dolcezza abbraccia;
così Leon, se ben le prime squadre
Ruggier gli uccide, e l’altre gli minaccia,
non lo può odiar, perch’all’amor più tira
l’alto valor, che quella offesa all’ira.

93
Ma se Leon Ruggiero ammira ed ama,
mi par che duro cambio ne riporte;
che Ruggiero odia lui, né cosa brama
più che di dargli di sua man la morte.
Molto con gli occhi il cerca, ed alcun chiama,
che gliele mostri; ma la buona sorte
e la prudenza de l’esperto Greco
non lasciò mai che s’affrontasse seco.

94
Leone, acciò che la sua gente affatto
non fosse uccisa, fe’ sonar raccolta;
ed all’imperatore un messo ratto
a pregarlo mandò, che desse volta
e ripassasse il fiume; e che buon patto
n’avrebbe, se la via non gli era tolta:
ed esso con non molti che raccolse,
al ponte ond’era entrato, i passi volse.

95
Molti in poter de’ Bulgari restaro
per tutto il monte, e sin al fiume uccisi;
e vi restavan tutti, se ‘l riparo
non gli avesse del rio tosto divisi.
Molti cader dai ponti e s’affogaro;
e molti, senza mai volgere i visi,
quindi lontano iro a trovare il guado;
e molti fur prigion tratti in Belgrado.

96
Finita la battaglia di quel giorno,
ne la qual, poi che il lor signor fu estinto,
danno i Bulgari avriano avuto e scorno,
se per lor non avesse il guerrier vinto,
il buon guerrier che ‘l candido liocorno
ne lo scudo vermiglio avea dipinto;
a lui si trasson tutti, da cui questa
vittoria conoscean, con gioia e festa.

97
Uno il saluta, un altro se gl’inchina,
altri la mano, altri gli bacia il piede:
ognun, quanto più può, se gli avvicina,
e beato si tien chi appresso il vede,
e più chi ‘l tocca; che toccar divina
e sopranatural cosa si crede.
Lo pregan tutti, e vanno al ciel le grida,
che sia lor re, lor capitan, lor guida.

98
Ruggier rispose lor, che capitano
e re sarà, quel che fia lor più a grado;
ma né a baston né a scettro ha da por mano,
né per quel giorno entrar vuole in Belgrado:
che prima che si faccia più lontano
Leon Augusto, e che ripassi il guado,
lo vuol seguir, né torsi da la traccia,
fin che nol giunga e che morir nol faccia;

99
che mille miglia e più, per questo solo
era venuto, e non per altro effetto.
Così senza indugiar lascia lo stuolo,
e si volge al camin che gli vien detto,
che verso il ponte fa Leone a volo,
forse per dubbio che gli sia intercetto.
Gli va dietro per l’orma in tanta fretta,
che ‘l suo scudier non chiama e non aspetta.

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