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Testo del canto 43 (XLIII) del poema Orlando Furioso

110
E per mostrar che veri i detti foro,
con la balia in un canto si ritrasse,
e disse al cane, ch’una marca d’oro
a quella donna in cortesia donasse.
Scossesi il cane, e videsi il tesoro.
Disse Adonio alla balia, che pigliasse,
soggiungendo: – Ti par che prezzo sia,
per cui sì bello e util cane io dia?

111
Cosa, qual vogli sia, non gli domando,
di ch’io ne torni mai con le man vote;
e quando perle, e quando annella, e quando
leggiadra veste e di gran prezzo scuote.
Pur di’ a madonna, che fia al suo comando;
per oro no, ch’oro pagar nol puote:
ma se vuol ch’una notte seco io giaccia,
abbiasi il cane, e ‘l suo voler ne faccia. –

112
Così dice: e una gemma allora nata
le dà, ch’alla padrona l’appresenti.
Pare alla balia averne più derata,
che di pagar dieci ducati o venti.
Torna alla donna, e le fa l’imbasciata;
e la conforta poi, che si contenti
d’acquistare il bel cane; ch’acquistarlo
per prezzo può, che non si perde a darlo.

113
La bella Argia sta ritrosetta in prima;
parte, che la sua fé romper non vuole,
parte, ch’esser possibile non stima
tutto ciò che ne suonan le parole.
La balia le ricorda, e rode e lima,
che tanto ben di rado avvenir suole;
e fe’ che l’agio un altro dì si tolse,
che ‘l can veder senza tanti occhi volse.

114
Quest’altro comparir ch’Adonio fece,
fu la ruina e del dottor la morte.
Facea nascer le doble a diece a diece,
filze di perle, e gemme d’ogni sorte:
sì che il superbo cor mansuefece,
che tanto meno a contrastar fu forte,
quanto poi seppe che costui ch’inante
gli fa partito, è ‘l cavallier suo amante.

115
De la puttana sua balia i conforti,
i prieghi de l’amante e la presenza,
il veder che guadagno se l’apporti,
del misero dottor la lunga assenza,
lo sperar ch’alcun mai non lo rapporti,
fero ai casti pensier tal violenza,
ch’ella accettò il bel cane, e per mercede
in braccio e in preda al suo amator si diede.

116
Adonio lungamente frutto colse
de la sua bella donna, a cui la fata
grande amor pose, e tanto le ne volse,
che sempre star con lei si fu ubligata.
Per tutti i segni il sol prima si volse,
ch’al giudice licenza fosse data:
al fin tornò, ma pien di gran sospetto
per quel che già l’astrologo avea detto.

117
Fa, giunto ne la patria, il primo volo
a casa de l’astrologo, e gli chiede,
se la sua donna fatto inganno e dolo,
o pur servato gli abbia amore e fede.
Il sito figurò colui del polo,
ed a tutti i pianeti il luogo diede:
poi rispose che quel ch’avea temuto,
come predetto fu, gli era avvenuto;

118
che da doni grandissimi corrotta,
data ad altri s’avea la donna in preda.
Questa al dottor nel cor fu sì gran botta,
che lancia e spiedo io vo’ che ben le ceda.
Per esserne più certo, ne va allotta
(ben che pur troppo allo indivino creda)
ov’è la balia, e la tira da parte,
e per saperne il certo usa grande arte.

119
Con larghi giri circondando prova
or qua or là di ritrovar la traccia;
e da principio nulla ne ritrova,
con ogni diligenza che ne faccia;
ch’ella, che non avea tal cosa nuova,
stava negando con immobil faccia;
e come bene istrutta, più d’un mese
tra il dubbio e ‘l certo il suo patron sospese.

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