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Testo del canto 42 (XLII) del poema Orlando Furioso

70
Già s’inchinava il sol molto alla sera,
e già apparia nel ciel la prima stella,
quando Rinaldo in ripa alla riviera
stando in pensier s’avea da mutar sella,
o tanto soggiornar, che l’aria nera
fuggisse inanzi all’altra aurora bella,
venir si vede un cavalliero inanti
cortese ne l’aspetto e nei sembianti.

71
Costui, dopo il saluto, con bel modo
gli domandò s’aggiunto a moglie fosse.
Disse Rinaldo: – Io son nel giugal nodo: –
ma di tal domandar maravigliosse.
Soggiunse quel: – Che sia così, ne godo. –
Poi, per chiarir perché tal detto mosse,
disse: – Io ti priego che tu sia contento
ch’io ti dia questa sera alloggiamento;

72
che ti farò veder cosa che debbe
ben volentieri veder chi ha moglie a lato. –
Rinaldo, sì perché posar vorrebbe,
ormai di correr tanto affaticato;
sì perché di vedere e d’udire ebbe
sempre aventure un desiderio innato;
accettò l’offerir del cavalliero,
e dietro gli pigliò nuovo sentiero.

73
Un tratto d’arco fuor di strada usciro,
e inanzi un gran palazzo si trovaro,
onde scudieri in gran frotta veniro
con torchi accesi, e fero intorno chiaro.
Entrò Rinaldo, e voltò gli occhi in giro,
e vide loco il qual si vede raro,
di gran fabrica e bella e bene intesa;
né a privato uom convenia tanta spesa.

74
Di serpentin, di porfido le dure
pietre fan de la porta il ricco volto.
Quel che chiude è di bronzo, con figure
che sembrano spirar, muovere il volto.
Sotto un arco poi s’entra, ove misture
di bel musaico ingannan l’occhio molto.
Quindi si va in un quadro ch’ogni faccia
de le sue logge ha lunga cento braccia.

75
La sua porta ha per sé ciascuna loggia,
e tra la porta e sé ciascuna ha un arco:
d’ampiezza pari son, ma varia foggia
fe’ d’ornamenti il mastro lor non parco.
Da ciascuno arco s’entra, ove si poggia
sì facil, ch’un somier vi può gir carco.
Un altro arco di su trova ogni scala;
e s’entra per ogni arco in una sala.

76
Gli archi di sopra escono fuor del segno
tanto, che fan coperchio alle gran porte;
e ciascun due colonne ha per sostegno,
altre di bronzo, altre di pietra forte.
Lungo sarà, se tutti vi disegno
gli ornati alloggiamenti de la corte;
e oltr’a quel ch’appar, quanti agi sotto
la cava terra il mastro avea ridotto.

77
L’alte colonne e i capitelli d’oro,
da che i gemmati palchi eran suffulti,
i peregrini marmi che vi foro
da dotta mano in varie forme sculti,
pitture e getti, e tant’altro lavoro
(ben che la notte agli occhi il più ne occulti),
mostran che non bastaro a tanta mole
di duo re insieme le ricchezze sole.

78
Sopra gli altri ornamenti ricchi e belli,
ch’erano assai ne la gioconda stanza,
v’era una fonte che per più ruscelli
spargea freschissime acque in abondanza.
Poste le mense avean quivi i donzelli;
ch’era nel mezzo per ugual distanza:
vedeva, e parimente veduta era
da quattro porte de la casa altiera.

79
Fatta da mastro diligente e dotto
la fonte era con molta e suttil opra,
di loggia a guisa, o padiglion ch’in otto
facce distinto, intorno adombri e cuopra.
Un ciel d’oro, che tutto era di sotto
colorito di smalto, le sta sopra;
ed otto statue son di marmo bianco,
che sostengon quel ciel col braccio manco.

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