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Testo del canto 42 (XLII) del poema Orlando Furioso

60
Rispose il cavallier: – Non ti rincresca
se ‘l nome mio scoprir non ti vogli’ora:
ben tel dirò prima ch’un passo cresca
l’ombra; che ci sarà poca dimora. –
Trovaro, andando insieme, un’acqua fresca
che col suo mormorio facea talora
pastori e viandanti al chiaro rio
venire, e berne l’amoroso oblio.

61
Signor, queste eran quelle gelide acque,
quelle che spengon l’amoroso caldo;
di cui bevendo, ad Angelica nacque
l’odio ch’ebbe di poi sempre a Rinaldo.
E s’ella un tempo a lui prima dispiacque,
e se ne l’odio il ritrovò sì saldo,
non derivò, Signor, la causa altronde,
se non d’aver beuto di queste onde.

62
Il cavallier che con Rinaldo viene,
come si vede inanzi al chiaro rivo,
caldo per la fatica il destrier tiene,
e dice: – Il posar qui non fia nocivo. –
– Non fia (disse Rinaldo) se non bene;
ch’oltre che prema il mezzogiorno estivo,
m’ha così il brutto mostro travagliato,
che ‘l riposar mi fia commodo e grato. –

63
L’un e l’altro smontò del suo cavallo,
e pascer lo lasciò per la foresta;
e nel fiorito verde a rosso e a giallo
ambi si trasson l’elmo de la testa.
Corse Rinaldo al liquido cristallo,
spinto da caldo e da sete molesta,
e cacciò, a un sorso del freddo liquore,
dal petto ardente e la sete e l’amore.

64
Quando lo vide l’altro cavalliero
la bocca sollevar de l’acqua molle,
e ritrarne pentito ogni pensiero
di quel desir ch’ebbe d’amor sì folle;
si levò ritto, e con sembiante altiero
gli disse quel che dianzi dir non volle:
– Sappi, Rinaldo, il nome mio è lo Sdegno,
venuto sol per sciorti il giogo indegno. –

65
Così dicendo, subito gli sparve,
e sparve insieme il suo destrier con lui.
Questo a Rinaldo un gran miracol parve;
s’aggirò intorno, e disse: – Ove è costui? –
Stimar non sa se sian magiche larve,
che Malagigi un de’ ministri sui
gli abbia mandato a romper la catena
che lungamente l’ha tenuto in pena:

66
o pur che Dio da l’alta ierarchia
gli abbia per ineffabil sua bontade
mandato, come già mandò a Tobia,
un angelo a levar di cecitade.
Ma buono o rio demonio, o quel che sia,
che gli ha renduta la sua libertade,
ringrazia e loda; e da lui sol conosce
che sano ha il cor da l’amorose angosce.

67
Gli fu nel primier odio ritornata
Angelica; e gli parve troppo indegna
d’esser, non che sì lungi seguitata,
ma che per lei pur mezza lega vegna.
Per Baiardo riaver tutta fiata
verso India in Sericana andar disegna,
sì perché l’onor suo lo stringe a farlo,
sì per averne già parlato a Carlo.

68
Giunse il giorno seguente a Basilea,
ove la nuova era venuta inante,
che ‘l conte Orlando aver pugna dovea
contra Gradasso e contro il re Agramante.
Né questo per aviso si sapea,
ch’avesse dato il cavallier d’Anglante;
ma di Sicilia in fretta venut’era
chi la novella v’apportò per vera.

69
Rinaldo vuol trovarsi con Orlando
alla battaglia, e se ne vede lunge.
Di dieci in dieci miglia va mutando
cavalli e guide, e corre e sferza e punge.
Passa il Reno a Costanza, e in su volando,
traversa l’Alpe, ed in Italia giunge.
Verona a dietro, a dietro Mantua lassa;
sul Po si trova, e con gran fretta il passa.

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