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Testo del canto 42 (XLII) del poema Orlando Furioso

30
Cento messi a cercar che di lei fusse
avea mandato, e cerconne egli stesso.
Al fine a Malagigi si ridusse,
che nei bisogni suoi l’aiutò spesso.
A narrar il suo amor se gli condusse
col viso rosso e col ciglio demesso;
indi lo priega che gli insegni dove
la desiata Angelica si trove.

31
Gran maraviglia di sì strano caso
va rivolgendo a Malagigi il petto.
Sa che sol per Rinaldo era rimaso
d’averla cento volte e più nel letto:
ed egli stesso, acciò che persuaso
fosse di questo, avea assai fatto e detto
con prieghi e con minacce per piegarlo;
né mai avuto avea poter di farlo:

32
e tanto più, ch’allor Rinaldo avrebbe
tratto fuor Malagigi di prigione.
Fare or spontaneamente lo vorrebbe,
che nulla giova, e n’ha minor cagione.
Poi priega lui che ricordar si debbe
pur quanto ha offeso in questo oltr’a ragione;
che per negargli già, vi mancò poco
di non farlo morire in scuro loco.

33
Ma quanto a Malagigi le domande
di Rinaldo importune più pareano,
tanto, che l’amor suo fosse più grande,
indizio manifesto gli faceano.
I prieghi che con lui vani non spande,
fan che subito immerge ne l’oceano
ogni memoria de la ingiuria vecchia,
e che a dargli soccorso s’apparecchia.

34
Termine tolse alla risposta, e spene
gli diè, che favorevol gli saria,
e che gli saprà dir la via che tiene
Angelica, o sia in Francia o dove sia.
E quindi Malagigi al luogo viene
ove i demoni scongiurar solia,
ch’era fra monti inaccessibil grotta:
apre il libro, e li spirti chiama in frotta.

35
Poi ne sceglie un che de’ casi d’amore
avea notizia, e da lui saper volle,
come sia che Rinaldo ch’avea il core
dianzi sì duro, or l’abbia tanto molle:
e di quelle due fonti ode il tenore,
di che l’una dà il fuoco, e l’altra il tolle;
e al mal che l’una fa, nulla soccorre,
se non l’altra acqua che contraria corre.

36
Ed ode come avendo già di quella
che l’amor caccia, beuto Rinaldo,
ai lunghi prieghi d’Angelica bella
si dimostrò così ostinato e saldo;
e che poi giunto per sua iniqua stella
a ber ne l’altra l’amoroso caldo,
tornò ad amar, per forza di quelle acque,
lei che pur dianzi oltr’al dover gli spiacque.

37
Da iniqua stella e fier destin fu giunto
a ber la fiamma in quel ghiacciato rivo;
perché Angelica venne quasi a un punto
a ber ne l’altro di dolcezza privo,
che d’ogni amor le lasciò il cor sì emunto,
ch’indi ebbe lui più che le serpi a schivo:
egli amò lei, e l’amor giunse al segno
in ch’era già di lei l’odio e lo sdegno.

38
Del caso strano di Rinaldo a pieno
fu Malagigi dal demonio istrutto,
che gli narrò d’Angelica non meno,
ch’a un giovine african si donò in tutto;
e come poi lasciato avea il terreno
tutto d’Europa, e per l’instabil flutto
verso India sciolto avea dai liti ispani
su l’audaci galee de’ Catallani.

39
Poi che venne il cugin per la risposta,
molto gli disuase Malagigi
di più Angelica amar, che s’era posta
d’un vilissimo barbaro ai servigi;
ed ora sì da Francia si discosta,
che mal seguir se ne potria i vestigi:
ch’era oggimai più là ch’a mezza strada,
per andar con Medoro in sua contrada.

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