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Testo del canto 40 (XL) del poema Orlando Furioso

10
E così fu publicamente detto
che ‘l campo in arme al terzo dì sia istrutto.
Molti navili Astolfo a questo effetto
tenuti avea, né Dudon n’ebbe il tutto;
di quai diede il governo a Sansonetto,
sì buon guerrier al mar come all’asciutto:
e quel si pose, in su l’ancore sorto,
contra a Biserta, un miglio appresso al porto.

11
Come veri cristiani Astolfo e Orlando,
che senza Dio non vanno a rischio alcuno,
ne l’esercito fan publico bando,
che sieno orazion fatte e digiuno;
e che si trovi il terzo giorno, quando
si darà il segno, apparecchiato ognuno
per espugnar Biserta, che data hanno,
vinta che s’abbia, a fuoco e a saccomanno.

12
E così, poi che le astinenze e i voti
devotamente celebrati foro,
parenti, amici, e gli altri insieme noti
si cominciaro a convitar tra loro.
Dato restauro a’ corpi esausti e voti,
abbracciandosi insieme lacrimoro,
tra loro usando i modi e le parole
che tra i più cari al dipartir si suole.

13
Dentro a Biserta i sacerdoti santi
supplicando col populo dolente,
battonsi il petto, e con dirotti pianti
chiamano il lor Macon che nulla sente.
Quante vigilie, quante offerte, quanti
doni promessi son privatamente!
quanto in publico templi, statue, altari,
memoria eterna de’ lor casi amari!

14
E poi che dal Cadì fu benedetto,
prese il populo l’arme, e tornò al muro.
Ancor giacea col suo Titon nel letto
la bella Aurora, ed era il cielo oscuro,
quando Astolfo da un canto, e Sansonetto
da un altro, armati agli ordini lor furo:
e poi che ‘l segno che diè il conte udiro,
Biserta con grande impeto assaliro.

15
Avea Biserta da duo canti il mare,
sedea dagli altri duo nel lito asciutto.
Con fabrica eccellente e singulare
fu antiquamente il suo muro costrutto.
Poco altro ha che l’aiuti o la ripare;
che poi che ‘l re Branzardo fu ridutto
dentro da quella, pochi mastri, e poco
poté aver tempo a riparare il loco.

16
Astolfo dà l’assunto al re de’ Neri,
che faccia a’ merli tanto nocumento
con falariche, fonde e con arcieri,
che levi d’affacciarsi ogni ardimento;
sì che passin pedoni e cavallieri
fin sotto la muraglia a salvamento,
che vengon, chi di pietre e chi di travi,
chi d’asce e chi d’altra materia gravi.

17
Chi questa cosa e chi quell’altra getta
dentro alla fossa, e vien di mano in mano;
di cui l’acqua il dì inanzi fu intercetta,
sì che in più parti si scopria il pantano.
Ella fu piena ed atturata in fretta,
e fatto uguale insin al muro il piano.
Astolfo, Orlando ed Olivier procura
di far salir i fanti in su le mura.

18
I Nubi d’ogni indugio impazienti,
da la speranza del guadagno tratti,
non mirando a’ pericoli imminenti,
coperti da testuggini e da gatti,
con arieti e loro altri istrumenti
a forar torri, e porte rompere atti,
tosto si fero alla città vicini;
né trovaro sprovisti i Saracini:

19
che ferro e fuoco e merli e tetti gravi
cader facendo a guisa di tempeste,
per forza aprian le tavole e le travi
de le machine in lor danno conteste.
Ne l’aria oscura e nei principi pravi
molto patir le battezzate teste;
ma poi che ‘l sole uscì del ricco albergo,
voltò Fortuna ai Saracini il tergo.

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